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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Tutti i campioni del mio cuore

Roberto Alberti: «La boxe è agonismo e metodo educativo»

L'anima della Salus, per tutti "Il Maestro": «Facciamo capire ai giovani che la rabbia contro un mondo che appare ostile e indifferente può essere incanalata non per distruggere, ma per creare sport, bellezza, gruppo, amicizia»

Ho imparato a stimarlo, gli voglio bene per la sua schiettezza e per il suo attaccamento alla vita. Roberto Alberti, il Maestro, l’uomo della rinascita della Salus dopo il crollo della società avvenuto tra gli anni Ottanta e Novanta: “Sono stato un buon pugile, non lo nego – dice – ma la mia grande gioia oggi è avere un gruppo di atleti affiatati e che si sentono in famiglia, quando la sera si ritrovano in palestra per gli allenamenti, sia coloro che combattono a livello agonistico sia chi boxa sotto il profilo amatoriale”. Un folletto Roberto Alberti con la battuta sempre pronta; lo trovi in palastra da mattino a sera: “E’ la mia seconda casa – sostiene – la mia vita e mia moglie Rita e mia figlia Annalisa mi supportano in questo, senza di loro non saprei davvero come fare. E poi ci sono i miei collaboratori, tutti i miei ragazzi e la grande famiglia della Salus che ho voluto per rilanciarla. Il pugilato oggi è diverso da ieri. E’ cambiato tutto: è passato un mondo rispetto agli incontri tra professionisti che hanno infiammato i piacentini. Oggi il professionismo vive una stagione difficile, una situazione che va avanti da tempo e per quanto mi riguarda, la Salus si appoggia sul valore dei suoi dilettanti e sull’apporto del pugilato femminile che è in evidente ascesa. Sembrava una storia per poche ragazze e invece sta diventando un fenomeno sempre più allargato”.

Ma qual è la storia di Roberto Alberti? E’ poco più che ragazzino, appartiene alla Piacenza popolaresca e alle sue borgate quando a 18 anni comincia a boxare proprio alla Salus e dimostra di avere talento classificandosi al secondo posto nel campionato italiano riservato alla categoria Novizi. Ha coraggio, grinta e passione. Peccato per la statura, fosse più alto probabilmente non avrebbe rivali. Nonostante ciò nel 1976 inizia a combattere sui ring che contano conquistando una serie di secondi posti ai campionati assoluti italiani nel 1976, 1977 e nel 1979; secondo anche ai Giochi del Mediterraneo a Spalato che a quel tempo avevano un grande appeal sempre nel 1979 tra lo stupore dei presenti perché Alberti avrebbe meritato il titolo che arriva ancora nel 1979, ai campionati italiani militari. Dal 1977 ai primi anni Ottanta, Roberto Alberti fa parte della Nazionale italiana accanto a campioni come Loris Stecca e Francesco Damiani e prende parte a una serie di tornei e di incontri internazionali in Europa, negli Stati Uniti e in Asia.

Nella sua carriera circa 70 combattimenti, la maggior parte dei quali vinti, tant’è che nel 1979 ottiene il riconoscimento di miglior atleta dell’anno dall’Associazione giornalisti sportivi piacentini mentre nel 1980 viene considerato Pugile dell’anno dalla Federazione pugilistica regionale e l’anno dopo, nel 1981 ottiene la medaglia di bronzo al Valore atletico. Allievo di Franzone, Alberti quando termina la carriera si allontana dal quadrato, ma è troppo grande il suo amore per la boxe tant’è che negli anni Novanta affiancandosi a una piccola palestra in via X Giugno, inizia a insegnare pugilato ad alcuni giovani che svolgono le arti marziali per poi spostarsi nel 1995 alla Salus insieme ai suoi ragazzi: Badagnani, Bruzzi, Rapelli e Cioncolini, prendendo in gestione il settore dilettantistico, considerato che Giordano Mosconi in quel periodo era il coach a tutti gli effetti di Paolo Pizzamiglio. Il resto è storia recente, la definizione dell’acquisto della società di via Alberici, l’impegno coi giovani soprattutto nel settore dilettantistico, la collaborazione con Giordano Mosconi prima che lasci e tanti successi insieme alla soddisfazione di avere coniugato l’agonismo del pugilato alle funzioni sociali che questa disciplina ricopre. Anche per questo nel gennaio del 2021 dopo l’annus horribilis dovuto alla pandemia, la Federazione pugilistica italiana conferisce ad Alberti il titolo di Maestro benemerito della boxe. E’ il coronamento di una vita dedicata al ring, prima come protagonista diretto e poi come formatore e tecnico. Con lui la Salus sembra essere in una botte di ferro.

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