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Martedì, 16 Aprile 2024
Tutti i campioni del mio cuore

Pippo e Simone Inzaghi, dalla “buca” di San Nicolò al calcio globale

Pubblichiamo in anteprima un capitolo del nuovo libro di Mauro Molinaroli "Storie di sport - Campioni e protagonisti piacentini dal Novecento ad oggi" in uscita a breve

Per gentile concessione dell'autore pubblichiamo in anteprima il capitolo dedicato ai fratelli Inzaghi del nuovo libro di Mauro Molinaroli, "Storie di sport - Campioni e protagonisti piacentini dal Novecento ad oggi" in uscita a breve

Pippo e Simone Inzaghi, difficile scrivere di loro perché probabilmente tutti hanno già detto tutto e quel tutto non è ancora abbastanza. Per quanto mi riguarda ho alcuni bellissimi ricordi legati a questi due campioni, nati a San Nicolò nel 1973 e nel 1976 e cresciuti nel Piacenza Calcio (a scoprirli fu il compianto Gianni Rubini) prima di andarsene poco più che ragazzi per proseguire le loro splendide carriere tra Milano, Torino e Roma. E allora viene da chiedermi cosa possa rimanere di piacentino di questi due straordinari campioni. Forse l’infanzia, gli anni giovanili perché il resto della loro esistenza sono la sabauda Torino, la metropoli lombarda e Roma, due città, queste ultime, tra loro diversissime che sembrano però esprimere il temperamento dei due. Pippo più frenetico, meticoloso, maniacale, attento all’alimentazione e soprattutto concentrato sulla partita già due giorni prima dell’incontro; Simone era all’apparenza più tranquillo caratterialmente e Roma sembrava fatta apposta per lui, al contrario di Milano che non si ferma mai. E da questa città, la nostra Piacenza se ne sono inevitabilmente andati per coronare un sogno e sarebbe oggi impensabile un loro ritorno. Mi chiedo: riuscirebbero a vivere nella loro splendida villa a San Nicolò, il paese da dove hanno iniziato a tirare i loro primi calci da bambini? Il mondo per “Pippo” e “Mone” allora era un pallone e la “buca” un campetto di cemento (senza porte) tra le scuole elementari e medie su cui giocare giornate intere, insieme a Marcello Campolonghi e altri coetanei; e poi i tornei estivi di Ferriere dove Pippo e Mone con papà Giancarlo e mamma Marina soggiornavano in estate e vincevano partite e segnando gol a raffica; si aggiudicavano coppe e trofei in quella località che ancora ricordano come il loro luogo dell’anima. La gente li ammirava già allora.

Ma il tempo emigra e Pippo lascia Piacenza dopo avere realizzato, nella stagione 1993-94, 15 gol in serie B e di lì a qualche anno sarà acquistato dalla Juventus prima e dal Milan poi, mentre Simone dopo un anno in biancorosso nel 1999 finirà alla Lazio per circa 30 miliardi di lire, una cifra record per quei tempi. Io credo che siamo noi piacentini ad esaltarci ancora oggi per le imprese di questi due straordinari personaggi di cui dobbiamo essere profondamente orgogliosi da autentici provinciali quali siamo, perché da parte loro ci sono un presente e un futuro cui fare riferimento che nulla ha a che vedere con Piacenza: per Simone si chiama Inter, mentre per Pippo – in attesa di una squadra da allenare – ha il nome della compagna Angela e soprattutto dei due figlioletti, Edoardo ed Emilia. Pippo da calciatore è stato campione del mondo sia col Milan che con la Nazionale, ha vinto due Champions League segnando in entrambe le finali gol decisivi, Simone è invece uno dei migliori allenatori italiani e purtroppo ha perso di misura la finale di Champions League nel giugno del 2023.

Noi piacentini continuiamo ad apprezzarli e spesso torniamo indietro nel tempo, ad esempio io sono solito ricordare l’esordio in serie A di Simone, quando alla prima giornata di campionato della stagione 1998-99, Beppe Materazzi, tecnico di quel Piacenza, mise in campo tra la sorpresa generale, Simone Inzaghi al posto del blasonatissimo Rizzitelli che era in fase calante. Mone realizzò il gol del successo biancorosso. Da allora Inzaghino migliorò di domenica in domenica, segnò 22 gol, un vero record e tutti noi ci affezionammo a questo ragazzo dalla faccia pulita e dai piedi buoni con uno straordinario senso del gol. Spesso nel campionato 1993-94 intervistai Pippo, diventammo amici, era giovanissimo,  il volto delicato di un giovane perbene che avrebbe potuto frequentare qualsiasi università (perché la presenza ha un suo peso) e mi affezionai a lui. Quando se ne andò per approdare a Parma e al suo posto arrivò Nicola Caccia, fu una tragedia durante i primi tempi. Era l’opposto di Pippo, bravo sotto rete ma si esprimeva a malapena in italiano. Fu come passare dal giorno alla notte e le interviste erano un disastro, nonostante Caccia fosse un giovane intelligente che avrebbe fatto carriera.

Questi sono i ricordi per entrambi, come l’ineffabile Boero che aveva eletto Pippo a personalissimo eroe mitologico cui dedicarsi a tempo pieno. Bei tempi, giornate segnate dal profumo della gioventù, pomeriggi al campo a seguire gli allenamenti per poi strappare un’intervista televisiva e domeniche a sognare come bambini, di fronte a quel Piacenza in serie A. Col tempo ci siamo affezionati agli eroi che a Piacenza sono rimasti: Moretti, Turrini, De Vitis, Maccoppi, Lucci, Polonia, Papais, insomma coloro che hanno costituito per anni l’ossatura di un Piacenza da sogno mentre Pippo e Mone hanno circumnavigato l’emisfero calcistico tra Europa, Stati Uniti e Asia. Sono cresciuti, oggi appartengono al mondo, sono globalizzati e il loro territorio non ha confini. Noi, che i confini li abbiamo ben delineati, li ricordiamo per cosa hanno rappresenatto in anni lontani, quando il calcio era meno tossico e probabilmente più umano, ma questa è un’altra storia.   

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