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Martedì, 27 Febbraio 2024
Tutti i campioni del mio cuore

Felice Secondini e una carriera a tinte biancorosse

Terzino dotato di anticipo e velocità, grande protagonista nella stagione della promozione in Serie B con Gibì Fabbri, dopo il calcio ha messo radici a Piacenza

Secondini, Felice di stupire. Una bella sorpresa e una piacevole realtà del Piacenza targato Gibì Fabbri. Già, ancora quegli anni. Una sorta di ossessione quel 1974. L'uomo di Ferrara che farà grande Vicenza e Bologna riposa nella sua Ferrara, è vero, ma a Piacenza il suo calcio non è mai stato dimenticato e non ha rappresentato solo un elemento sportivo ma qualcosa di più, è stato un fatto di costume. Nostalgia? Forse. In quelle domeniche la gente gremisce lo stadio della Galleana e Felice Secondini in serie C si impone all'attenzione del pubblico e della critica, disputando sotto la guida di Fabbri, un campionato esemplare. Si rivela un giovane di talento e con buone possibilità di emergere. Ma la sua storia, fino al 1974, è uguale a quella di tanti ragazzi che provano a inserirsi nel mondo del calcio correndo il rischio di passare di moda senza avere avuto il tempo di scendere in campo. Così è anche per Secondini che giunge a Piacenza nel 1971. Nato nel 1953 proviene dal profondo Nord, la Mocchetti di San Vittore Olona; viene acquistato dal Piacenza nel 1970 ed esordisce in prima squadra nella stagione successiva disputando tre partite. Conquista il posto da titolare a partire dalla stagione 1973-1974, alternandosi a Paolo Monico e Lorenzo Righi nei ruoli di terzino e mediano ma è nel vittorioso campionato di Serie C 1974-1975 quando Fabbri lo utilizza stabilmente come difensore titolare sulla fascia destra che Felice compie improvvisamente il grande balzo.

Fisicamente Secondini è ben dotato. Ha anticipo e velocità, ha il senso della posizione e il tecnico romagnolo lo responsabilizza e lo getta nella mischia. Due soli giovani accanto a Secondini: Labura e Valentini. Il resto? Gente che ha giocato un po’ dovunque, mercenari che a Piacenza trovano il modo di motivarsi al meglio. Giocatori sul viale del tramonto che rivivono la loro seconda giovinezza. Sono gli anni dei tulipani, della grande Olanda e di un Piacenza che così piccolo non è. Regala sprazzi di spettacolo autentico. Secondini fa parte del cast. Entra in campo alla terza giornata e non esce più. Maglia numero due sulle spalle e una stagione esaltante che culmina con la promozione in B. A Solbiate Arno, in una domenica bestiale con pioggia a catinelle, Secondini confeziona una partita indimenticabile. Si ritrova in pochi mesi ad essere una sorprendente realtà. E quando il Piacenza sale in B, Felice Secondini rappresenta un punto fermo dell'assetto difensivo biancorosso. In cadetteria c'è il Genoa allenato da Gigi Simoni. I rossoblù guidano la classifica, comandano il campionato. In avanti Simoni può avvalersi di uomini del valore di Pruzzo, Bonci e di Sidio Corradi, in grado da soli di cambiare volto alla partita. Il Piacenza gioca a Marassi in una domenica di febbraio. La curva Nord, la Fossa dei leoni, è tinta di rossoblù. Biancorossi subito in vantaggio con Gottardo. Poi un terribile uno-due di Bonci e Pruzzo e il Piacenza va sotto di un gol. A una manciata di minuti dal temine Secondini (oh, yes) ci prova. Si spinge in avanti e indovina il gol del pareggio. La partita termina 2 a 2, il Genoa sale in serie A e l’anno dopo Secondini andrà al Genoa in serie A. Nell’ottobre 1978 viene ceduto al Lanerossi Vicenza allenato dal suo mentore Gibì Fabbri, Felice disputa 24 partite ma il Vicenza di Paolo Rossi che l’anno prima era arrivato secondo, retrocede inspiegabilmente in serie B.

Secondini si trasferisce quindi al Pisa presieduto da Adolfo Anconetani (il figlio del mitico Romeo, squalificato a vita per illecito sportivo che sarà reintegrato dopo l’amnistia della Figc a seguito della vittoria dell’Italia nel Mundial nel 1982), che nel mercato autunnale del 1979 lo gira in prestito al Piacenza, in Serie C1. In Emilia disputa 22 partite nel campionato di Serie C1. Torna al Pisa nel 1980, dove disputa tre campionati, conquistando la promozione in massima serie nella stagione 1981-1982. La squadra, allenata da Aldo Agroppi, approda in serie A per la prima volta dal Dopoguerra. Titolare nella difesa nerazzurra nel campionato di serie A nella stagione 1982-1983, Secondini l’anno successivo viene ceduto in ottobre al Pescara, in Serie B. Conclude la carriera con una stagione nel Perugia e due nel Taranto, con cui conquista la promozione in serie B nel 1985-1986 e la salvezza agli spareggi di serie B nella stagione 1986-1987.

Felice seppure sia stato un giramondo del calcio italiano, di fatto è un piacentino acquisito che in questa città ha trovato una propria dimensione di vita, ha messo radici ed è conosciuto da tutti gli sportivi. La città gli sarà vicina in un momento drammatico nel 2011, quando in un ospedale di Houston dove era ricoverata da qualche settimana, viene a mancare la figlia Michela che da qualche tempo lottava contro una gravissima malattia. Tutti siamo stati partecipi al suo dolore e ancora oggi abbiamo presenti le sue qualità di calciatore e anche la sua carriera di allenatore in cui ha avuto, purtroppo, alterne fortune. Due stagioni al Pisa tra il 1993 e il 1994, poi un’esperienza a Palazzolo in serie C1 nel 1995, Pistoiese nei primi anni Duemila, Pro Vercelli nel 2003 e quattro stagioni al Piacenza tra Primavera e serie B. Dopo un’esperienza alla Vogherese accetta la proposta di allenare la Lupa Piacenza nata dal fallimento della società biancorossa nel marzo del 2012. Sarà un’avventura che durerà solo qualche mese. Chi scrive nutre ancora il ricordo giovanile di quando nei primi anni Settanta, Felice Secondini e Gianni Meraviglia, altra promessa che purtroppo non è riuscito ad emergere dopo un paio di stagioni al Bari in serie A, approdò in biancorosso nel 1970. Un ragazzino, anzi, un giovane con il cuore gonfio di speranza e la voglia di emergere in un settore tanto difficile quanto complesso come il calcio. 

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