Giovedì, 18 Luglio 2024
Tutti i campioni del mio cuore

Judo, nuoto, atletica, ciclismo e calcio: Luciana Meles, una vita sportiva straordinaria

La piacentina ha vinto anche uno scudetto con la Brevetti Gabbiani e vestito la maglia azzurra in più discipline

Ci si conosce da una vita, più o meno da quando “Tuttosport” titolava in una lunga intervista a Luciana Meles, che “La ragazza Cento-sport” era una promessa all’alba del Sessantotto ma più che la contestazione giovanile e le barricate studentesche, questa eclettica, straordinaria e polivalente atleta piacentina, primeggiava in tutte le discipline in cui si cimentava: judo, nuoto, atletica (lancio del peso e del giavellotto), ciclismo e calcio. E se è vero che come diceva Cesare Pavese, che di una vita non si ricordano i giorni, ma si ricordano soprattutto gli attimi, sono tantissimi gli attimi di Luciana che compongono l’universo dei suoi successi: il mondo del pallone, ad esempio, non ha lesinato soddisfazioni e trofei a questa atleta piacentina che oggi guarda al passato con la giusta distanza ma anche con la nostalgia di un tempo lontano. La Coppa Europa vinta con la nazionale italiana nel 1969, lo scudetto conquistato con il Piacenza nel 1971 e la Coppa Italia vinta nel 1977 con la Lubiam Lazio. A livello individuale poi, tra i tanti riconoscimenti ricevuti, c’è la nomina a Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana conferita il 2 giugno del 1992 per meriti sportivi, la Stella d’Argento assegnatagli dal Coni nel 2021 ed il Premio Fair Play alla carriera nel 2019.

Su Wikipedia trovi le sue vittorie, il mondo dorato di un’atleta unica nel suo genere, e su Google decine di pagine sono dedicate a Luciana Meles, che nella vita ha fatto anche altro, impegnandosi per la propria città anche sul fronte dell’impegno sociale e politico, continuando a credere e a mettere in pratica a tutto tondo i valori dello sport. Inizia a giocare a calcio nel 1966 per puro caso perché già pratica atletica e judo. E’ un’amica con cui pratica arti marziali a introdurla nel calcio e dopo una parentesi nella Pro Loco Travo fondata da Paolo Gabbiani, nel 1969 inizia a far parte della Brevetti Gabbiani Piacenza. Ha detto in un’intervista rilasciata a glieroidelcalcio.com: “A quei tempi non avevamo dei ruoli ben precisi. Io già praticavo altri sport e pertanto avevo delle ottime doti atletiche, perciò decisero di schierarmi a centrocampo. Infatti percorrevo il campo in lungo e in largo, non mi fermavo mai e rispetto alle altre compagne avevo una marcia in più. Inoltre ero brava nei dribbling e possedevo un’ottima visione di gioco. Infatti cercavo di evitare i contrasti smistando la palla prima che le avversarie mi venissero addosso, così non prendevo calci e difatti non ho mai subito seri infortuni. La mia maglia era la numero otto ed ero specializzata anche sui calci d’angolo, sulle punizioni e sui rigori”.

Storie di ieri ricche di fascino, di talento e di avventura, perché Luciana, che riesce a praticare contemporaneamente più discipline al mattino si dedica all’atletica, al pomeriggio al calcio e la sera al judo. Inoltre, nel tempo libero frequenta corsi di formazione sportiva e consegue diversi diplomi: istruttrice di nuoto, di pallavolo, di pallamano e il brevetto di bagnina. Non intende però conseguire il tesserino di allenatrice di calcio. Le soddisfazioni nel mondo del pallone arrivano nel 1971, quando la Brevetti Gabbiani Piacenza dopo un entusiasmante testa a testa con la Roma, conquista lo scudetto. Dirà in proposito: “Eravamo veramente un bel collettivo e c’era una grande armonia tra di noi e col mister Bertuzzi. Ricordo che il nostro sponsor Dante Gabbiani presidente della Gabbiani Spa di Podenzano, azienda molto strutturata nella meccanica di precisione, ebbe un ruolo determinante, in quanto ci diede la possibilità di affrontare al meglio un campionato in via di sperimentazione, che comunque catturò pubblico e appassionati. Del resto anche oggi il calcio femminile ha un bacino d’utenza davvero notevole. Ebbi la possibilità, in quegli anni, di conoscere atleti del valore di Giacinto Facchetti, Gianni Rivera, il mio idolo, e Pierino Prati. Molti giornalisti di allora mi paragonarono per tecnica e posizione proprio al Golden boy, per me fu una grande soddisfazione”.

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