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Le ragazze dell'Alsenese con i pantaloncini portafortuna

Le ragazze dell'Alsenese con i pantaloncini portafortuna

La #fame dell'Alsenese sui pantaloncini portafortuna

Come nasce la storia del talismano studiato, disegnato e autofinanziato dalle giocatrici della Conad

Salta come un canguro, cerca di avere #fame come le ragazze dell’Alsenese. No, non è una rivisitazione di una celebre frase ma solo una sintesi di ciò che si nasconde dietro alla creazione dei nuovi pantaloncini-talismano della Conad, autofinanziati ed ultima delle tante iniziative pensate dalle gialloblù. Le braghette pregara hanno fatto il loro debutto nel riscaldamento dell’ultima partita – quella casalinga contro Cremona vinta per 3-0 – e accompagneranno Amasanti e compagne fino al termine della stagione facendo leva su una parola, #fame appunto (con tanto di hashtag come vuole la moda social di questo millennio), che è diventato un mantra d’incitamento durante le sessioni in palestra.

Il tormentone nasce dall’immancabile cibo e dalla relativa voracità delle gialloblù a fine seduta, tanto che qualcuno – dirigenti, tifosi o giocatrici stesse? – sostiene scherzosamente che le serate al palazzetto siano solo un pretesto per mangiare, mentre invece si suda e si lavora sodo, come testimoniano i risultati fin qui ottenuti. L’hashtag, che nel frattempo è virale nella chat telefonica della squadra, diventa lo spunto di un discorso d’esortazione nello spogliatoio da parte del tecnico Scaltriti poco prima di una gara di metà campionato: «Sento sempre parlare di fame, ebbene dovete esserlo anche in campo. Puntate alla fame agonistica».

Da lì il gioco è semplice, quella parola ripetuta più e più volte durante l’annata è un assist per le ragazze che si mettono subito all’opera per creare i pantaloncini pregara: partecipano tutte, ognuna di loro propone un bozzetto giocando con lo stemma della società, un canguro stilizzato che palleggia con la lunga coda.

Pantaloncini Conad Alsenese #fame-2«È stato difficile metterci d’accordo – spiegano in coro – perché c’era chi voleva un canguro più grintoso o che incutesse più paura e chi invece più paffuto o grazioso, proprio come poi è stato scelto. Alla fine abbiamo trovato una giusta soluzione, con grande soddisfazione di tutti, facendoci un piccolo regalo, che rafforza ulteriormente il nostro gruppo. In effetti la parola fame fa parte di noi e adesso ha un duplice significato: se non ce l’abbiamo a fine allenamento, significa che ci manca qualcosa d’importante e se non ce l’abbiamo in partita, allora non abbiamo completato la nostra missione». L’ultimo compito è toccato alla palleggiatrice Deborah Canossini, neolaureata in Architettura nella sede piacentina del Politecnico di Milano, che ha trasferito il disegno definitivo su un programma apposito per vedere l’effetto finale prima di far realizzare l'opera.

Nelle recenti annate le alsenesi erano state ribattezzate “Cinderella women” per la loro capacità – da debuttanti nelle varie competizioni cui partecipavano – di ballare, e bene, di fronte a squadre più accreditate e di saper essere all’altezza della situazione, ma stavolta hanno voluto identificarsi in canguri affamati per continuare a compiere grandi balzi in avanti.

Simone Carpanini

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