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Volley - L'autocritica di Gaspari: «Devo ancora crescere»

Marco Gaspari abbraccia tutte le sue ragazze. Per ognuna ha un pensiero, una frase da sussurrare all’orecchio, un abbraccio. Ma lo sguardo vale molto di più delle parole che nella bolgia del PalaVerde segnano comunque un momento...

Marco Gaspari, tecnico della Nordmeccanica (f. Rovellini)-4

Marco Gaspari abbraccia tutte le sue ragazze. Per ognuna ha un pensiero, una frase da sussurrare all’orecchio, un abbraccio. Ma lo sguardo vale molto di più delle parole che nella bolgia del PalaVerde segnano comunque un momento fondamentale nella stagione della Nordmeccanica.

«Innanzitutto complimenti a Conegliano – attacca il tecnico – ma poi fatemi dire che la mia squadra merita un applauso perché scendere in campo 47 volte in un anno ti porta a perdere qualche situazione di gioco. Da parte mia sono dispiaciuto non tanto per essere uscito sconfitto da questa gara ma per non essere riuscito a dare la zampata in tante situazioni che abbiamo avuto a disposizione. Vuol dire che devo crescere e maturare tanto. A parte questo voglio complimentarmi con tutte le ragazze, protagoniste di mille battaglie senza mai lamentarsi».

Possiamo fare anche i complimenti a Marco Gaspari? In questa stagione ad alto livello c’è stata sicuramente la tua mano importante.
«Non è stata sufficiente. Credo sempre che non ci sia nulla di impossibile, ero convinto di aver sbloccato qualcosa per gara3 e così è stato, ma oggi ho visto una squadra stanca. Un allenatore deve crescere perché nella vita possono capitare altre situazioni simili e potrei trovarmi nuovamente a fare i conti con un calendario assurdo o con gli infortuni. Un tecnico deve essere bravo a tirare fuori qualcosa quando le cose non vanno. Da questa stagione ho capito che devo lavorare come un pazzo perché voglio vincere, ho 33 anni e so che fare due finali e due semifinali in quattro anni non è scontato, ma se non abbiamo vinto vuol dire che sono mancato in qualcosa e devo migliorarmi ulteriormente».

Considerazione che ti fa grande onore, ma bisogna anche dire che in una stagione siete stati protagonisti in due finali, unica squadra italiana, e raggiunto per la prima volta i play off a 6 di Champions.
«Non dico che non so allenare, ma mi manca qualcosa da trasmettere, perché se abbiamo giocato così tante finali dovevamo vincerle, anche se non era facile perché le avversarie sono forti. Lotterò ogni giorno per migliorarmi; voglio diventare bravo, ma bravo bravo, perché ho l’età in cui posso essere autocritico e questo deve servirmi per crescere».
Dal nostro inviato a Villorba
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