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Inchiesta Sportpiacenza - «Formare gironi più equilibrati e dividere subito i tornei regionali dai provinciali»

Le proposte inviate dagli addetti ai lavori per rendere più costruttivi quei campionati giovanili in cui il divario fra le formazioni è abissale

Prosegue l’inchiesta di Sportpiacenza su “I Giovanissimi e i risultati assurdi” mirata ad accendere i riflettori (e possibilmente a trovare una soluzione) su quei campionati in cui le gare terminano anche 24-0. Dopo l’opinione di Luigi Galli, responsabile dell’Academy del Fiorenzuola, di Cele Grassi, presidente dell’Aiac (l’associazione degli allenatori di calcio piacentini) e dei presidenti di società Franco Pastorelli, massimo dirigente della Fulgor Fiorenzuola, e Michele Arzani, numero uno dell’Alseno calcio, oggi pubblichiamo alcuni degli interventi più significativi sull’argomento arrivati in questi giorni nella posta elettronica di Sportpiacenza.

Chiunque desiderasse intervenire sul tema può farlo scrivendo una e-mail all'indirizzo redazione@sportpiacenza.it specificando nell'oggetto "Risultati assurdi nelle giovanili".

Il problema dei risultati assurdi nei campionati giovanili esiste da anni, come dice bene il nostro presidente Cele Grassi. E’ incredibile che in tutte le altre regioni ci siano campionati provinciali, regionali e regionali d’élite con relative promozioni e retrocessioni mentre da noi questi non esistono. Come mai? E’ la domanda che vorrei porre direttamente ai responsabili.

Poi mi piacerebbe ampliare il discorso: l’obbligo dei giovani in categorie come Promozione, Eccellenza e Serie D non fa il bene dei ragazzi, anzi l’effetto è esattamente il contrario. Se un giovane è bravo gioca al livello che gli spetta, senza che i regolamenti gli “assicurino” il posto. Altro aspetto negativo di questa regola: l’under schierato obbligatoriamente in una categoria, nel momento in cui “non serve più”, frase bruttissima ma vera, a malincuore spesso è costretto a trovarsi una squadra in due o tre serie inferiori.

Emanuele Reboli (allenatore)

Alleno da anni nel settore giovanile e penso che per evitare questi risultati assurdi sia necessario creare dei campionati riservati alle varie annate, dal torneo Under 9 (primo anno Pulcini) fino all’Under 17 (secondo anno Allievi), con la possibilità di inserire in distinta un numero limitato di ragazzi sotto età (esempio: massimo 2 sotto età nel calcio a 7, 3 sotto età nel calcio a 9, 4 sotto età nel calcio a 11). In questo modo si ridurrebbe notevolmente almeno il gap fisico e le partite sarebbero sicuramente più equilibrate.

Inoltre sarebbe più formativo poter disputare sempre campionati interi, cioè che durano da settembre a maggio, senza il rimescolamento dei raggruppamenti e la conseguente ripartenza che avviene attualmente con i due gironi (autunnale e primaverile). Un campionato intero permette di valutare meglio gli eventuali miglioramenti nella fase del ritorno e garantisce anche più valore alla classifica finale, che diventa il frutto di almeno 20-24 partite (e non solo di una decina di gare come avviene adesso).

Purtroppo molte realtà sportive non hanno i numeri per allestire squadre giovanili ad annata pura e si devono arrangiare come possono, spesso accorpando anche tre annate insieme; diventerebbe fondamentale in questo senso la sinergia tra società geograficamente vicine, con la piena collaborazione sulla formazione di alcune annate anche a costo di rinunciare a turno a fare una squadra, ma con l'obiettivo di allestire una rosa adatta al campionato di riferimento.

E' una strada che comporta sacrifici da parte di tutti, con l'inevitabile spostamento di alcuni ragazzi da un paese all'altro, e probabilmente anche l'attivazione di un servizio di trasporto ad hoc. Ma se l'obiettivo è avere dei campionati formativi per i ragazzi la federazione dovrebbe incentivare le varie realtà sportive a questo tipo di collaborazione.

Si ridurrebbe probabilmente il numero totale delle squadre iscritte, quindi per avere campionati con almeno 12 squadre sarebbe necessario mischiare le province di Parma e Piacenza (come già avviene nei campionati interprovinciali). Bisogna di conseguenza essere disposti ad affrontare anche trasferte più lunghe, ma per chi ama davvero il calcio fare 20 o 30 chilometri in più ogni 15 giorni non penso sia un grosso problema. Sempre meglio che giocare partite a senso unico che umiliano il calcio stesso e che già dopo pochi minuti negano ai protagonisti una cosa fondamentale: l'incertezza del risultato finale.

Mario Bolzoni (Lions Valdarda)

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