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Sport di contatto, via libera da undici regioni. Casasco (Medici Sportivi): «Favorevoli alla ripresa», ma Bonaccini per ora tace

Italia divisa a metà, i dati della Sicilia (la prima a riprendere il 20 giugno) confermano che i rischi attualmente sono ridotti. Interrogazioni di Rancan e Tagliaferri per far ripartire tutte le discipline

Aumenta l’elenco delle Regioni che hanno dato il via libera a tutti gli sport, compresi quelli di contatto, adesso anche il presidente dell’Associazione Medici Sportivi annuncia ufficialmente che «la decisione del Ministro della Salute è di eccessiva prudenza», ma da Bologna non arriva nessuna presa di posizione e Stefano Bonaccini continua a non esporsi sull'argomento. Ormai l’Italia è divisa a metà: undici Regioni hanno concesso ufficialmente il via libera a tutte le discipline, compreso calcetto, beach volley, basket e arti marziali. Non è nemmeno una questione politica, perché i presidenti sono sia di centrodestra sia di centrosinistra: a Sicilia, Abruzzo, Veneto, Marche, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Campania (dove si partirà il 6 luglio) si sono aggiunte nelle ultime ore anche Lazio e Toscana, mentre dal 10 luglio partirà pure la Lombardia. Vale a dire che fra una decina di giorni i piacentini potranno andare a giocare a Codogno e farlo nel rispetto delle norme mentre, se non cambierà niente, lo sport di contatto continuerà a essere vietato nel nostro territorio.

I motivi di questa mancata decisione sono a oggi poco comprensibili: è probabile che da Bologna si attenda che siano altri (il Governo o il Comitato Tecnico Scientifico) a compiere un passo in avanti per poi accodarsi successivamente. Adesso anche Maurizio Casasco, presidente della Federazione Medici Sportivi, a lungo cauto sulla possibilità di ripartenza, ha espresso un'idea molto chiara a favore della riapertura. «Siamo d’accordo con il ministro dello sport Spadafora per una ripresa di tutte le attività; la posizione del ministro della Salute ci sembra di eccessiva prudenza. Non si può pensare che ci siano movide o feste in piazza per le partite di calcio e non si possa tornare a fare sport. I nostri giovani rischiano l’obesità».

Oltre ai pareri medici ci sono anche i dati a confermare che la ripartenza non è, allo stato attuale, pericolosa, ovviamente se fatta con le dovute precauzioni. Prendiamo le cifre della Sicilia, la prima a ripartire il 22 giugno e quindi ormai a pochissimi giorni dalle fatidiche due settimane previste per l’incubazione del virus. Se guardiamo i numeri del 22 giugno e quelli di ieri si capisce che sono praticamente identici: i positivi sono passati da 132 a 134, i ricoverati totali da 22 a 20, quelli in terapia intensiva scesi da 5 a 3 e i casi totali da 3073 a 3090 con i tamponi saliti da 194mila a 214mila.

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