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Il mondo dello sport nella totale anarchia: sette mesi sono trascorsi invano

Dopo l'ultimo Dpcm si naviga a vista e manca un visione comune delle varie federazioni. Inspiegabile che l'attività giovanile sia stata la prima ad essere chiusa

Se la situazione non fosse seria, per alcuni aspetti anche drammatica, ci sarebbe da ridere parafrasando “L’aereo più pazzo del mondo”. Sembra di assistere alla scena in cui dal “Niente panico” si passa all’ “Ok panico”. In mattinata si sospendono tutte le attività sportive di interesse provinciale, nel pomeriggio si allarga a quelle regionali e il giorno dopo si chiudono anche le nazionali. Però gli allenamenti si possono fare, anzi no, retromarcia, si fanno ma solo individualmente e all’aperto. Ma non è così per tutti, perché il tennis è uno sport sicuro dunque si può praticare, ma solo se si è tesserati. A pensarci bene possono scendere in campo anche dagli amatori, ma non negli impianti indoor. Se il caos esploso a marzo poteva in alcuni casi anche essere comprensibile, visto che eravamo il primo Paese occidentale colpito da quella che ben presto sarebbe diventata una pandemia, la totale anarchia sportiva di questi giorni è assolutamente ingiustificata. Nel momento in cui il Ministero degli Interni nega quanto dichiarato solo poche ore prima dal Dipartimento dello Sport e la Federazione Italiana Giuoco Calcio in un comunicato ufficiale scrive di un “disorientamento generale” si capisce che questi sette mesi sono trascorsi invano. Nessuno che abbia una linea precisa, nessuno che sia in grado di muoversi seguendo delle regole certe. Il calcio ferma tutto, fino all’Under 19 compresa mentre la pallavolo conferma ogni campionato, anche l’Under 13; il nuoto manda in vasca dai bambini di 8 anni fino ai Master “perché tutti ritenuti di interesse nazionale” così come lo sci, per i quali possono fare attività “tutti gli agonisti, dai Comitati agli sci club, senza distinguo di età”.

Non esiste una linea comune e il governo non è in grado di indicarne una, in parte per un’evidente incompetenza in parte perché, forse, nemmeno è compito loro. Nessuno chiede al Presidente del Consiglio di conoscere la differenza fra Giovanissimi Elite e Provinciali, però la domanda è: chi lo consiglia in campo sportivo? Chi gli scrive definizioni inesistenti come “attività dilettantistica di base”? E ancora meno giustificato è un Ministro dello Sport che, per cercare di chiarire uno dei tanti decreti, scrive di “scuola calcio giovanissimi” dimostrando di non conoscere come è strutturata la disciplina più praticata dagli italiani.

Per tornare al tema cinefilo, l’ultimo Dpcm (ormai ci vogliono tre giorni per decifrarne l’esatto contenuto e quando si è capito il concetto ne esce uno nuovo) ha portato a una corsa delle bighe in stile Ben Hur, con le federazioni impegnate a difendere il proprio territorio dandone ognuna un’interpretazione differente. Si passa dall’”aprite la diga” al “chiudete tutto” senza che ci sia una reale motivazione in nessuna delle due decisioni.

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