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«Nessun caso grave riscontrato a Piacenza fra i 120 giovani sportivi colpiti dal Covid»

Giorgio Chiaranda, referente del Centro di Medicina dello Sport dell'Ausl: «Fra gli Under 18 che svolgono attività registrate solo forme leggere, ma l'attenzione resta alta e i protocolli sono molto rigidi». Il "giallo" dei 30 giorni di stop prima della rivalutazione

Il dottor Giorgio Chiaranda (f.telecolor)

Sono oltre 120 gli atleti Under 18 gestiti in questi mesi dal Centro di Medicina dello Sport dell’Ausl di Piacenza con il protocollo post Covid. Regole rigide, con uno stop obbligatorio e, successivamente, un serie di esami per ottenere l’autorizzazione a riprendere l’attività agonistica. Questo numero, va chiarito, aumenta se si considerano ragazzi e ragazze che si rivolgono ai centri convenzionati per ottenere la nuova idoneità.

«Prima di iniziare – chiarisce il dottor Giorgio Chiaranda, referente del Centro di Medicina dello Sport di Piacenza – dobbiamo chiarire un aspetto fondamentale: il decorso cronico della malattia è oggi poco conosciuto. I primi casi si sono registrati meno di due anni fa, è naturale che bisognerà attendere qualche tempo per capire quali potrebbero essere i problemi a medio-lungo termine sia sulle persone che non svolgono attività sia sugli sportivi».

Fatta la doverosa premessa, si passa da analizzare la situazione di Piacenza. «Per quanto riguarda la nostra esperienza diretta, nel Piacentino non abbiamo riscontrato casi gravi fra gli Under 18, vale a dire l’età che trattiamo direttamente. L’attenzione deve rimanere molto alta, ma per fortuna trattandosi di ragazzi in buona salute che svolgono regolarmente attività sportiva le problematiche evidenziatesi sono state lievi. Nei casi che abbiamo valutato direttamente si è visto che le possibilità di un decorso serio con problemi importanti sono estremamente basse. Ciò non toglie che sia necessario seguire un protocollo specifico per tutti quei ragazzi che sono rimasti vittima della malattia».

Questo anche se gli sportivi hanno riscontrato forme leggere. «Nella quasi totalità dei casi – prosegue Chiaranda – i ragazzi tornano regolarmente a svolgere la loro attività non appena terminati tutti i controlli che di solito danno esiti negativi».

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