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Nel periodo della didattica a distanza contagi triplicati fra gli studenti. Perché non esiste uno studio certo anche per lo sport?

In Emilia-Romagna dati sorprendenti dopo la chiusura delle superiori. Ma nessuno monitora le varie discipline, così si procede ancora a tentoni

Così succede che nemmeno le Ausl monitorino quanto sia eventualmente rischioso fare sport. Lo fanno in altri settori, trovando dei dati in alcuni casi sorprendenti. L’ultimo è stato reso noto qualche giorno fa dalla Regione Emilia-Romagna e dunque interessa in pieno anche il nostro territorio. Parliamo di scuola: il 29 ottobre gli studenti delle superiori positivi al Covid erano 781, l’11 dicembre, dopo più di un mese di Dad, l’ormai famigerata didattica a distanza, il numero è salito a 2104. Sostanzialmente – spiegano da Bologna – nel periodo in cui i ragazzi sono rimasti a casa i contagi sono triplicati. Un caso? Visti i numeri probabilmente no, forse invece è confermato che dove esiste un controllo le possibilità di contagiarsi si riduce in modo considerevole.

In questo modo i dati mettono in discussione quello che fino a oggi era considerato un assunto: la chiusura di alcuni settori per ridurre la trasmissione del virus. E se lo sport confermasse l’andamento della scuola? Questo, sia chiaro, non significa riaprire senza alcun controllo. Ci mancherebbe altro; l'attenzione deve rimanere altissima e il rispetto di ogni normativa assolutamente rigoroso per tutelare la salute di tutti. Ma perché non esiste una federazione, o meglio ancora il Coni, che in dieci mesi si sia fatta carico di presentare studi certi sui rischi delle varie discipline, con dati scientifici e indiscutibili?

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