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Altroché fermarsi, le società di Seconda Categoria vogliono proseguire: «Fatti investimenti per seguire il protocollo»

La Figc ha dato il via libera anche alla Seconda Categoria e la maggioranza delle società vuole proseguire. Presidenti e dirigenti: «Il problema del Covid va gestito e i nostri giocatori non ci hanno chiesto di fermarci. A decidere è solo la Federcalcio»

Sul tema della gestione e del giocare è d’accordo anche Marco Amici, numero uno del Caorso. «C’è poco da dire, va fatto uno sforzo da parte di tutti quanti. E’ vero che il momento è difficile ma fermarsi non è la strada giusta, almeno per noi. Personalmente sposo in pieno la versione dei Medici Sportivi (leggi qui), fermare il calcio e lo sport in generale è dannoso soprattutto per i ragazzi. Per quanto riguarda la prima squadra, invece, da noi su una rosa di 24 giocatori nessuno ha manifestato la volontà di fermarsi. L’abbiamo chiesto ai giocatori e loro vogliono continuare, noi facciamo la nostra parte cercando di applicare al massimo il protocollo».

Se passiamo al Girone A ci sono anche qui società che hanno tutta l’intenzione di andare avanti finché gli sarà permesso farlo. E’ il caso del San Nicolò Calendasco che parla attraverso il ds Paolo Bordi. «Ti dico tre punti semplici. Primo: le decisioni se proseguire o no sono esclusivamente in capo alla Figc, lei decide e non noi che dobbiamo attenerci alle indicazioni. Secondo: abbiamo sostenuto spese importanti per il protocollo, dal primo settembre lo stiamo applicando alla lettera. Chiaro che siamo facilitati rispetto ad altri perché abbiamo uno spazio largo e 4 spogliatoio, però abbiamo investito sulla sicurezza che ci era richiesta. Io stesso misuro la febbre nello spogliatoio. Terzo: la volontà dei nostri giocatori è quella di andare avanti. Se poi la Figc ci dirà di chiudere allora ci adegueremo ma lasciami dire che il discorso della quarantena è globale, lo si sapeva che era così, non se l’è inventata la Federcalcio e nemmeno c’è da adesso».

Di tesserati ne ha 230 più 20 della prima squadra, ma anche il San Giuseppe vuole andare avanti. «Sono tre o quattro le società che non vogliono proseguire - ci spiega Panzetti - e io rispetto il pensiero di tutti però dico che non sono d’accordo. Ne facciamo anche un discorso di rispetto verso i nostri tesserati e i nostri giovani, cerchiamo di mandarli in campo e lo dobbiamo fare in sicurezza rispettando il protocollo. C’è da andare avanti come lo fanno tutti, a questo punto è diventata anche una missione per noi, capisco che altri facciano più fatica di noi però se mi chiedete cosa ne penso rispondo che al San Giuseppe si segue la linea Federale».

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