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Il presidente Guido Molinaroli con Hristo Zlatanov, capitano biancorosso

Il presidente Guido Molinaroli con Hristo Zlatanov, capitano biancorosso

Molinaroli: «Il futuro di Piacenza? A oggi siamo abbastanza fiduciosi». VIDEO

Il presidente dell'Lpr volley fra passato e futuro. Assegna gli Oscar a Hernandez («il miglior opposto che abbiamo avuto negli ultimi quindici anni») e a Clevenot, è soddisfatto della risposta del pubblico e resta in attesa del bando per il PalaBanca

«Il bilancio della nostra stagione? Direi che è buono. Eravamo parti con l’obiettivo di chiudere quinti o sesti, abbiamo terminato sesti in regular season e anche dopo i play off, si vede che era proprio nel nostro destino».

A pochi giorni dal termine dell’annata Guido Molinaroli, presidente dell’Lpr, analizza i risultati ottenuti dalla sua squadra e prepara le prime pagelle.

«L’ultima gara con Ravenna ci avrebbe potuto dare una soddisfazione in più, permettendoci di ottenere la partecipazione alla Challenge Cup. E’ andata male, ma come ho sempre detto in passato non è che agli italiani le manifestazioni continentali interessino un granché, ovviamente se si eccettua la Champions League. Certo, agguantare l’Europa ci sarebbe servito, ma vediamo comunque l’aspetto positivo: non partecipare a nessuna coppa ci consente di risparmiare».

Allarghiamo il discorso e parliamo del pubblico: si parla spesso del numero di spettatori che seguono il volley sugli spalti, qual è il vostro bilancio da questo punto di vista? Soddisfatti dei risultati raggiunti al PalaBanca?

«Ormai abbiamo uno zoccolo duro di sostenitori pronto a seguirci sempre, la conferma è arrivata nei momenti meno esaltanti, anche se per quanto mi riguarda sono sempre stato abituato ad annate con ottimi risultati. Se eccettuiamo la stagione in cui abbiamo rischiato la retrocessione, salvandoci all’ultima giornata a Roma, era raro fare due campionati di fila senza lottare per il titolo. Ma i tempi sono cambiati, ci sono imprenditori disposti a investire tantissimo accaparrandosi tutto quanto di buono c’è sul mercato facendo lievitare i prezzi alle stelle e questo non ci ha permesso di allestire formazioni ancora più competitive».

Se dovesse assegnare l’Oscar dell’anno a che giocatore dell’Lpr lo darebbe?

«Fatemi fare una premessa: io lo darei a tutti i componenti della rosa. Se proprio devo sceglierne uno il nostro vero fuoriclasse è stato Hernandez, senza dubbio l’opposto più forte che abbiamo avuto in questi quindici anni».

E la sorpresa più bella?

«Clevenot».

Sul futuro societario c’è ancora qualche nube o siete riusciti a dissiparle?

«Le nubi sul futuro ci sono sempre, il tempo è variabile. Ovviamente si cerca di dare vita a un progetto che possa durare nel tempo, ma nello sport ogni anno investi, fai operazioni importanti, poi ti trovi a maggio-giugno a sfogliare ancora la margherita. Il sogno è sempre lo stesso: avere grossi sponsor che possano stipulare accordi non annuali ma pluriennali per calcolare meglio il futuro».

La situazione attuale qual è?

«Io e Roberto Pighi ci stiamo lavorando alacremente. Non dimentichiamoci mai, è bene ribadirlo, che senza Pighi e  senza Arici la pallavolo a Piacenza non esisterebbe più da un paio di anni. A oggi siamo abbastanza fiduciosi ma non certi al cento per certo di proseguire».

Sul discorso del futuro di Piacenza potrebbe entrare anche la gestione del PalaBanca?

«Diciamo che non è un grosso problema, anche se l’incertezza esiste. Verrà preparato un bando e paradossalmente potrebbe anche succedere che una società di Napoli o di Torino si mostri in maniera inaspettata interessata al PalaBanca e vinca la gara. Situazione quasi impossibile? A Ravenna è capitato, l’impianto è andato a una società privata, la squadra di pallavolo non si è accordata sulla somma da pagare e per un anno si è trasferita a Forlì. Per quanto ci riguarda grossi problemi non dovrebbero essercene, ma fino a quando non si definisce tutto non abbiamo garanzie».

GUARDA LA VIDEOINTERVISTA AL PRESIDENTE MOLINAROLI

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