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Dieci giornate per un insulto, sette per aver colpito un avversario facendolo svenire. E' ora di dare omogeneità alle sanzioni

Alcune decisioni dei Giudici sportivi sono difficilmente comprensibili. Cinque anni e richiesta di radiazione per una violentissima gomitata, due mesi per una testata che ha messo a rischio la vita di un ragazzo di diciannove anni

Inspiegabile. Difficile trovare un altro aggettivo per descrivere la decisione del Giudice sportivo regionale se paragonata alle sentenze definite a livello provinciale e in altri territori. La scorsa settimana abbiamo dato notizia di un giocatore Juniores squalificato per due mesi, fino al 18 gennaio 2023, “per aver colpito con una testata un giocatore avversario, in conseguenza della quale quest'ultimo cadeva a terra e sveniva”. Immediatamente sui social in tanti hanno fato notare quanto la decisione fosse poco congrua alla gravità del gesto, soprattutto se paragonata alle squalifiche comminate per altri atti particolarmente violenti. Visto che gli Juniores scenderanno in campo fino al 17 dicembre e poi riprenderanno il 14 gennaio, aver fatto svenire un avversario con una testata di fatto è costata al calciatore sette domeniche di stop, al netto della pausa natalizia.

Considerato che far perdere conoscenza significa anche mettere a rischio non solo l’incolumità, ma addirittura in alcuni casi la vita della vittima (se cadendo a terra avesse sbattuto pesantemente la testa cosa sarebbe successo?) diventa difficile comprendere l’entità della squalifica. A maggior ragione se paragonata ad alcuni stop resi obbligatori dal regolamento. Diffamare un giocatore con “offese, denigrazioni o insulti per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità ecc.” porta a un fermo automatico (dunque insindacabile da parte del Giudice) di almeno dieci giornate. Nessuno nega la gravità di simili offese, per le quali la Figc ha deciso di dare un segnale forte e indiscutibile, ma se il termine di paragone sono dieci giornate per gli insulti, di fatto almeno due mesi e mezzo effettivi, è indiscutibile che una testata così violenta non possa meritare una pena più lieve.

Altrimenti si corre il rischio che passi un messaggio aberrante: in caso di lite conviene passare ai fatti invece di “limitarsi” a offese che, pur gravi, odiose e senza giustificazioni (oltre che giustamente punite), rimangono comunque in termini verbali.

Difficile comprendere l’entità della squalifica anche se paragonata a quanto deciso da altri comitati regionali. Nei giorni scorsi è salito alla ribalta della cronaca lo stop per cinque anni con richiesta di radiazione per un giocatore di Promozione reo di avere colpito volontariamente con una gomitata al volto un avversario provocandogli la caduta di quattro denti e un vistoso taglio al labbro.

Chiaro che ogni episodio fa storia a sé, ma stride l’incongruenza delle due decisioni. Due mesi, che di fatto si riducono a un mese e mezzo con la sosta natalizia, per una testata che fa svenire un giocatore e cinque anni, con richiesta di radiazione, per una violentissima gomitata. O è esagerata una o è eccessivamente moderata l’altra, non esiste una via di mezzo.

E’ chiaro che il Giudice commina le squalifiche in base al referto arbitrale e tenendo conto di alcuni parametri oggettivi all’interno dei quali ha potere decisionale, ma forse sarebbe ora che anche in Figc facessero chiarezza per dare omogeneità alle sanzioni.

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