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Piacenza Rugby - Pagani: «Gioia indescrivibile»

Descrivere la gioia che sabato scorso ha avvolto il Beltrametti per la promozione in Serie A del Piacenza Rugby è impossibile. Tribune gremite in ogni ordine di posto e attesa spasmodica per un risultato davvero eccezionale. Non sono toni troppo...

Sandro Pagani, in due anni ha riportato il Piacenza Rugby in Serie A
Descrivere la gioia che sabato scorso ha avvolto il Beltrametti per la promozione in Serie A del Piacenza Rugby è impossibile. Tribune gremite in ogni ordine di posto e attesa spasmodica per un risultato davvero eccezionale. Non sono toni troppo trionfalistici, almeno per chi conosce quello che il club biancorosso ha dovuto sopportare negli ultimi quattro anni. Sembra ieri quando il Piacenza venne investito (gennaio 2010) da una crisi economica che portò alla fuga di quasi tutti i giocatori. La stagione si concluse con gli "amatori" e le seconde linee che portarono a termine - in modo assolutamente dignitoso - una retrocessione annunciata. Il successivo campionato di A2 sancì la seconda retrocessione e, una volta in Serie B, i dirigenti hanno iniziato a ricostruire con una filosofia diversa. Al timone un vero cuore biancorosso come Sandro Pagani, autore di splendidi campionati con l'Under 20, messo lì con la missione di costruire e plasmare un gruppo di giovani cresciuti tutti in casa. Un primo campionato di Serie B chiuso positivamente e poi, questa stagione, una cavalcata fantastica che ha riportato il Piacenza in Serie A. Un risultato che aumenta di prestigio se consideriamo che per il prossimo anno si annuncia una rivoluzione con la nascita di una Serie A unica senza nessuna divisione tra Girone 1 e Girone 2: un salto doppio in pratica.

E Sandro Pagani ha messo la firma su questa impresa. Emozioni?
«E' impossibile descrivere le mie emozioni perché io e questa società siamo una cosa sola».

Cioè?
«Sono al Piacenza Rugby dal 1979 e in questo club ho fatto davvero di tutto. Ho giocato, ho allenato, ho portato i secchi d'acqua quando ce n'era bisogno; ho perfino fatto il giornalista scrivendo alcuni articoli. E' questo che intendo quando dico che per me la soddisfazione e la gioia sono indescrivibili».

Lei ha sempre detto che l'unica ricetta è il lavoro, perché attraverso quello arriva il gioco e di conseguenza i risultati.
«E' vero e per me è il motivo di più grande realizzazione. Non era facile compiere questa impresa soprattutto per come avevamo iniziato, tuttavia il lavoro è stato reso più facile da un grandissimo gruppo di giocatori».

Anche qui filosofia nuova?
«Abbiamo deciso due anni fa di inserire in prima squadra una serie di giovani provenienti dall'Under 20 che erano inesperti, ma con un grandissimo talento. A loro abbiamo unito alcuni giocatori di assoluta esperienza e il mix è stato vincente».

Qui sta il vostro segreto?
«Direi proprio di sì. Non era facile per giocatori così esperti ascoltarmi e invece sono stati eccezionali, perché hanno dimostrato, soprattutto ai più giovani, come si lavora ogni giorno con grande umiltà e dedizione. Nessuno ha mai saltato un allenamento, tutti si sono sempre messi a disposizione. Questa è la nostra ricetta: lavoro e umiltà».

Inoltre il salto è doppio.
«Siamo stati bravi a sfruttare il vantaggio concesso dalla riforma. Dal prossimo anno infatti ci sarà una Serie A unica divisa secondo criteri territoriali quindi abbiamo fatto un doppio salto».

Tutto ciò imporrà una rivisitazione della rosa?
«Assolutamente no. Innanzitutto la differenza sta più che altro nell'impatto fisico e non nella tecnica e su questo aspetto possiamo lavorare tranquillamente. Inoltre, prima per necessità ma ora anche per virtù, la nostra filosofia è cambiata. Non possiamo spendere quindi la priorità sarà sempre data a giocatori piacentini, giovani, magari cresciuti nel nostro vivaio. Non faremo alcuna follia sul mercato perché il nostro progetto non lo prevede».

E torna il derby. Ci pensa?
«Il derby è una cosa bellissima per tutto il movimento rugbistico della città; significa tribune stracolme di appassionati e più attenzione in generale. Tuttavia mi auguro che non ci sia perché sarei più contento se il mio amico Kelly Rolleston riuscisse a centrare una storica promozione in Eccellenza con i Lyons».
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