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Serie D - De Paola: «A Piacenza con l'elmetto da guerra»

Luciano De Paola ha lasciato un buon ricordo a Piacenza. Lo dimostra il caloroso applauso che ha ricevuto dai suoi ex tifosi lo scorso settembre, quando a Castiglione Delle Stiviere fece capolino in tribuna per assistere alla sfida tra Ciliverghe...

La grinta di Luciano De Paola
Luciano De Paola ha lasciato un buon ricordo a Piacenza. Lo dimostra il caloroso applauso che ha ricevuto dai suoi ex tifosi lo scorso settembre, quando a Castiglione Delle Stiviere fece capolino in tribuna per assistere alla sfida tra Ciliverghe e Piacenza. L’indomani avrebbe firmato per il Lecco, la principale antagonista dei biancorossi per la vittoria del campionato. Con lui i lombardi, così come fu per il Piacenza, hanno iniziato a risollevarsi dopo un avvio a dir poco traumatico. Ora passato e presente di De Paola s’intrecciano nella sfida del “Garilli” di domenica, vitale per consentire ai suoi di mantenere aperta la corsa alla Lega Pro: «Sarà una partita bellissima - esordisce mister Luciano De Paola - tra due squadre che, almeno a quanto dice la classifica, hanno qualcosa in più delle altre. Affrontiamo un Piacenza schiacciasassi, che sta facendo benissimo e per il quale abbiamo grande rispetto, ma per noi è una gara troppo importante: dobbiamo batterli per non farli allontanare troppo».

Piacenza rappresenta il suo passato più recente, che cosa significa questa sfida per De Paola?
«Lecco e Piacenza sono le piazze più importanti dove ho allenato. A Piacenza fui accolto con molto scetticismo dall’ambiente, ma ho dimostrato, con il lavoro sul campo, di saper fare un girone di ritorno strepitoso nel quale abbiamo fatto 41 punti. Abbiamo fatto cose incredibili e io conservo un ricordo bellissimo di giocatori, tifosi e giornalisti».

Già, a Piacenza ha lasciato un buon ricordo. Lo dimostra la calorosa accoglienza che le riservarono i tifosi quando venne ad assistere a Ciliverghe-Piacenza.
«Ho lasciato il ricordo di un allenatore arrivato come uno qualunque, che poi, grazie al lavoro, la gente ha apprezzato perché ha visto che la squadra faceva risultati. Personalmente sono grato a Bottazzi, al presidente Marco Gatti e a tutti quelli che mi hanno dato la possibilità di fare bene».

Un girone di ritorno quasi perfetto, poi cosa non ha funzionato fra lei e il Piacenza?
«Io credo che Franzini fosse un pallino di Stefano Gatti già da prima dell’avvento di Monaco, questo ha contato molto di più del litigio che c’è stato tra noi. Visti i risultati credo abbiano fatto la scelta giusta, personalmente stimo molto Franzini come allenatore. Al di là di come è finita, mi sento di ringraziare i presidenti, perché è grazie a loro se ho fatto un bel lavoro».

Il Piacenza in questa prima parte di campionato è andato fortissimo. Ma ci sono dei punti deboli in questa squadra apparentemente invulnerabile? Se sì, quali sono?
«Una squadra che perde una partita sola, ne pareggia due e ne vince quattordici ha numeri stratosferici e pochi punti deboli. Domenica però si incontrano due squadre importanti e noi venderemo cara la pelle. E’ una partita importantissima, se battiamo il Piace rientriamo in corsa. Anche se, in ogni caso, il campionato non è chiuso, nel girone di ritorno le squadre di bassa classifica si attrezzano per cercare la salvezza, per cui diventa più difficile fare punti».

Il Lecco farà una campagna di rafforzamento nella finestra di mercato invernale. E’ vero che vi interessa Francesco Volpe?
«Volpe mi piace perché lo conosco, credo che per noi potrebbe essere un giocatore importante. Di mercato però non si è ancora parlato. Per ora solo Crotti è andato via perché non si trovava con la piazza, ma sicuramente qualcosa faremo. Ci interessa inserire un paio di under, un paio di “vecchi” e poi perfezionare qualche operazione in uscita».

La lotta per la conquista della vittoria del campionato è affare per Lecco e Piacenza? Oppure ci sono altre contendenti?
«Anche il Seregno, che è una buona squadra con due ottimi attaccanti e una buona fase difensiva, credo possa inserirsi in questa lotta. Il campionato è ancora lungo, conosco questa categoria perché la faccio da tanti anni e so che il girone di ritorno è sempre il più difficile. Il Piacenza è uno schiacciasassi, con tanti giocatori abituati a vincere, e credo che in questo momento abbia qualcosa in più delle altre. Lo dicono i numeri. Altro dato importante è che il Piacenza sta facendo giocare bene o male gli stessi dall’inizio, non è mai stato costretto a stravolgere la squadra per infortuni».

Domenica però avrà qualche assenza…
«Non credo ne risentiranno. Alla fine Cazzamalli è stato inserito successivamente, quindi se recuperano Taugourdeau il centrocampo è lo stesso che avevano a inizio stagione. In difesa ci saranno comunque Ruffini e Silva, quindi, a conti fatti, l’unica assenza di rilievo è quella di Stefano Franchi».

E il suo Lecco?
«Io sono subentrato dopo sei partite e ho trovato uno spogliatoio che era una bomba a orologeria. Sono dovuto entrare a gamba tesa, dando ai giocatori delle regole. Stiamo facendo un bel lavoro e finora, da quando sono arrivato, abbiamo fatto sette vittorie, due pareggi e una sconfitta».

I suoi discorsi motivazionali sono leggenda. Cos’ha detto alla sua squadra alla ripresa degli allenamenti?
«Niente di particolare, queste sono partite che non hanno bisogno di stimoli. Ognuno li trova da sé. Ho solo detto che dobbiamo andare al Garilli con l’elmetto da guerra. Sarà bellissimo giocare in quello stadio, davanti a tanta gente».
Marcello Astorri

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