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Piacenza - Una maglia per fare beneficenza all'Hospice

C’è da registrare un’altra bella iniziativa di solidarietà lanciata dalla Curva Nord insieme alla società Piacenza Calcio, Cosepi e Comune, rivolta all’Hospice La Casa di Iris e presentata questo pomeriggio dal sindaco Paolo Dosi insieme...

Piacenza - Una maglia per fare beneficenza all'Hospice - 1
C’è da registrare un’altra bella iniziativa di solidarietà lanciata dalla Curva Nord insieme alla società Piacenza Calcio, Cosepi e Comune, rivolta all’Hospice La Casa di Iris e presentata questo pomeriggio dal sindaco Paolo Dosi insieme all’assessore Giorgio Cisini; con loro, a rappresentare il club di via Gorra, il presidente onorario Stefano Gatti e il DS Massimo Cerri, Claudio Salvini per la Cosepi mentre per i tifosi biancorossi c’erano i due fratelli Davide e Marco Reboli.
«L’iniziativa - come spiega Salvini di Cosepi - è nata da quattro realtà, noi, il Piacenza, i suoi tifosi e il Comune. Si tratta della maglietta promozione che hanno indossato i giocatori dopo la festa di Mapello del 20 marzo scorso, una grande C formata da tutti gli hastag usati sui social dai biancorossi. La maglietta è in vendita al prezzo di 5 euro nei nostri locali in via dell’Artigianato 28 e sarà messa in vendita anche domenica 3 aprile allo stadio Garilli, in appositi stand, durante la partita Piacenza-Pro Sesto. L’intero ricavato sarà devoluto all’Hospice La Casa di Iris».
«Siamo grati al Piacenza Calcio e ai suoi tifosi per questa iniziativa - ha detto il sindaco Dosi - importante per l’Hospice perché vive anche di queste donazioni e comunque, indipendentemente dall’esito della raccolta, quello che importa di più è il gesto che unisce il calcio alla solidarietà».
Ringraziamenti raccolti dal presidente onorario Stefano Gatti: «Noi siamo sempre molti attenti a questo tipo di solidarietà per aiutare le realtà della nostra città insieme ai ragazzi della Curva Nord».
Infine parola proprio a loro, i due storici rappresentati del tifo biancorosso presenti alla conferenza stampa. «E’ un atto dovuto - dice Davide Reboli - spesso si abbina la parola ultras a violenza, in realtà non è così. Questa è la nostra città e siamo sempre pronti ad aiutare chi ne ha bisogno». Pensieri evidenziati anche dal fratello Marco Reboli: «Quando c’è bisogno, nel limite delle nostre possibilità, cerchiamo di rispondere presente. All’Hospice ci lavora personale che ha una vocazione per questo mestiere e noi cerchiamo di aiutarli, l’obiettivo è di regalare un sorriso a chi sta qui dentro».
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