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Il presidente Marco Gatti (foto Trongone)

Il presidente Marco Gatti (foto Trongone)

Piacenza - Parla Marco Gatti: «Sono stati mesi difficili ma il futuro della società non è in discussione»

Il presidente rompe il silenzio. «Ringrazio i soci, dimostrano responsabilità. Investiremo sul mercato e non vendiamo. Obiettivi? Non ho mai parlato di promozione. Il futuro del club non è a rischio, l'ho visto nascere e non voglio vederne il funerale. Franzini? Eccellente»

Il problema è che i tifosi sono preoccupati più che altro per quello che potrebbe accadere in estate visto le continue voci che si inseguono. I Gatti molleranno il Piacenza sì o no?
«Non nascondo che dopo 7 anni siamo stanchi, la C è un campionato solamente a perdere dal punto di vista economico, è un vero bagno di sangue così com’è strutturata. Domenica ad esempio non giochiamo e siamo 60 presidenti compatti, a partire da Berlusconi, che chiediamo la defiscalizzazione per aiutare la vita dei nostri club. Tuttavia abbiamo molto più senso di responsabilità che stanchezza, ho visto nascere questa società e non ho nessuna intenzione di partecipare al suo funerale».

Quindi?
«Non molliamo, dobbiamo al contrario lavorare per ampliare la compagine societaria, trovare nuovi soci che portino stimoli e forze nuove. Cerchiamo persone serie in grado di aiutarci nel progetto Piacenza e speriamo che il Governo, nei prossimi mesi, ci dia un aiuto concreto sul tema della defiscalizzazione. In ogni caso garantisco personalmente che l’iscrizione al prossimo campionato non è in dubbio e noi non ce ne andiamo».

Caso Cacia: che idea si è fatto?
«Sono cose che nel calcio possono succedere. Le premesse per una bella storia c’erano tutte, in estate quando ho incontrato il giocatore mi aveva manifestato una sincera voglia di tornare a Piacenza per aiutarci e chiudere qui la sua carriera. Non saprei dire che cosa non abbia funzionato, certamente non è stata colpa del diverbio avuto con mio fratello Stefano che rientra in una normale, e lecita, discussione tra un presidente onorario e un suo calciatore. Ogni annata ha i suoi risvolti particolari, ora che Cacia ha rescisso cerchiamo di sostituirlo».

Innegabile che ci sia stata anche una frattura con la tifoseria: cosa si sente di dire?
«Ho 52 anni, da 45 seguo il Piacenza e mi sento prima tifoso e poi presidente. Nel mondo economico di oggi ci sono mille problemi, nonostante ciò questa proprietà non ha mai fatto mancare nulla, ha sempre onorato gli impegni e ieri sera ha dato un segnale di continuità. Spero che i tifosi tornino a sposare la nostra società perché abbiamo bisogno di loro per lavorare al meglio, sono una risorsa da cui non possiamo prescindere».

Ha parlato alla squadra?
«Questa mattina e gli ho chiesto di non fare calcoli nel girone di ritorno. Ci sono 19 finali da giocare, c’è una maglia da onorare e a fine stagione tracceremo un bilancio».

Franzini a volte è in bilico a volte no, i numeri però non mentono e sono molto positivi. La sua linea sul tecnico?
«Ascolto e leggo commenti su Franzini che davvero non riesco a capire. Io ragiono da imprenditore e posso dire che Arnaldo mi ha sempre dato quello che gli ho chiesto a inizio stagione, dunque la mia domanda è: che cosa metto in discussione? Dopodiché posso essere contento o meno di una prestazione, questo è normale nel calcio, a Bolzano abbiamo fatto una partita perfetta ma mercoledì contro la Juventus in Coppa la squadra non mi è piaciuta. Tuttavia ripeto: io al mister ho sempre dato un obiettivo e lui in 5 anni non l’ha mai sbagliato anzi, a volte è andato oltre. Ho letto i numeri riportati in un vostro articolo: 81% di risultati utili nel 2019, questi sono dati di fatto e non si discutono, oltre poi all’aspetto umano».

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