Piacenza Calcio

«Piacenza è il mio amore nel calcio, non sarà una domenica facile». "Carminetor" Marrazzo ritrova i biancorossi, ma da avversario

Domenica il Piace a Caravaggio contro uno dei bomber più amati dal post fallimento, che a 41 anni è ancora in vetta alla classifica cannonieri di Serie D. «Saranno emozioni forti per me, però se segno esulto, con rispetto ma esulto. Andarmene da Piacenza fu un errore. Ho la curva piacentina nel cuore»

Spauracchio Marrazzo. Carminetor. Lo scienziato dell’area. Il Peter Pan del gol. Chiamatelo come volete - «il mio preferito però rimane “Carminetor” perché rispecchia in fondo la mia carriera: profondità di gioco e gol» ci dice - ma per Carmine Marrazzo, e anche per molti tifosi del Piacenza, quella contro il Caravaggio non sarà una partita qualunque.
Il cannoniere di Nocera Inferiore trapiantato a Rodengo Saiano da anni - «adesso ho aperto un chiosco e una pizzeria» - è stato un attaccante decisamente amato nel Piacenza post fallimento. Arrivò in città nell’autunno 2012, a metà del campionato di Eccellenza, e a suon di gol (50 con la nostra maglia e quasi 200 in carriera) trascinò i biancorossi in Serie D dove giocò una stagione e mezza, prima del turbolento addio nel dicembre del 2014, al secondo anno nei Dilettanti con gli emiliani guidati da Monaco.
Di acqua sotto i ponti ne è passata, quasi dieci anni, ma l’amore di Marrazzo per il Piacenza, che ritrova da avversario domenica col suo Caravaggio, non si è mai spento, come quello per il gol visto che a 41 anni suonati è ancora lì in vetta alla classifica cannonieri con 5 reti, al ritmo di doppiette o triplette.
D’altronde quelli come lui vivono per il gol, sono animali rari, è gente che se gli butti in area una lavatrice la gira in rete di controbalzo senza fare complimenti.

Marrazzo in azione al Garilli

Da dove partiamo?
«Sinceramente non mi sarei mai aspettato di ritrovarmi a giocare contro il Piacenza. Qualche mese fa presi la decisione di chiudere la mia carriera in Serie D e scelsi Caravaggio, mentre il Piacenza faceva bene in questi ultimi anni quindi mai avrei pensato a una partita del genere. Da un lato sono felice di rivedere i biancorossi, dall’altro è brutto vedere il Piace in questa serie».

Saranno emozioni forti per te.
«Non so esattamente cosa avrò dentro, ve lo dirò dopo la partita. Io tifo Salerno, ma Piacenza rimane il mio grande amore calcistico perché la città e la sua gente mi hanno dato tanto dieci anni fa, da voi sono stati anni fantastici. Il grande rammarico è che non rivedrò tutti i tifosi sugli spalti, mi riferisco a Davide e Marco Reboli, ma porto anche loro nel cuore. Certo, la Curva piacentina è speciale ed è andata avanti, ma lasciami dire che loro erano davvero speciali. Ecco, questo sarà il lato brutto della domenica».

Marazzo insieme a Piovani e ad Arena nel 20ennale della promozione in A

Non hai certamente perso il feeling con il gol. Scontato che domenica proverai a ripeterti. Devi proprio?
«Sì. Voglio vincere, segnare un gol e poi da domenica sera tornerò a tifare Piacenza. Siamo due squadre con obiettivi completamente diversi, il Caravaggio deve salvarsi mentre i biancorossi devono togliersi da questa categoria il più velocemente possibile».

Domandone: e se segni?
«Vi dico subito che esulterò, con molto rispetto e pacatamente, ma esulterò. Non ho mai sopportato quelli che dicono “se segno non esulto”. Per me non esultare sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti del mio pubblico e della mia dirigenza. Se segni devi essere contento. Se segni e poi fai quello che ti dispiace allora fai prima a non giocare nemmeno».

Marrazzo e Volpe festeggiano la promozione del Piacenza in D nel 2013

41 anni suonati e sei ancora lì a buttarla dentro. Elisir? Trucchi? Patti con le forze della natura?
«Sinceramente ti dico che nei mesi scorsi avevo molte paure a rimettermi in gioco in Serie D alla mia età. La D in fondo è quasi una Lega Pro, devi essere preparato fisicamente. Il segreto in fondo sta nella professionalità, nel modo di vivere, nell’alimentazione e lasciami dire anche nella mia figlia: i miei tre figli e la mia compagna. Dopodiché colgo l’occasione per ringraziare di cuore i dipendenti del mio chiosco e della pizzeria che, per permettermi di allenarmi e giocare con costanza, stravolgono tutte le settimane i turni di lavoro. Senza di loro non sarei di certo qui».

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