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I tempi della ripresa dello sport di base non sono decisi dal Covid, ma dall'immobilismo e dalla burocrazia

Tutti a dare la colpa al Comitato Tecnico Scientifico, ma la realtà non è proprio quella: tante federazioni non hanno ancora predisposto i protocolli necessari per ripartire in sicurezza

“I tempi per la ripresa dell’attività sportiva li detta il coronavirus”. Ci hanno spiegato questo, ma è falso. A bloccare la ripartenza sono principalmente l’immobilismo e la burocrazia. Perché se è vero che il virus circola ancora e che bisogna mantenere alta l’attenzione, è altrettanto innegabile che se domani miracolosamente il Covid sparisse buona parte del mondo sportivo non sarebbe comunque in grado di tornare in campo. Mancano regolamenti e protocolli su cui in questi mesi di lockdown non si è lavorato o lo si è fatto in modo troppo flebile. Solo adesso alcune federazioni iniziano ad alzare la voce con comunicati pubblici che però non si capisce bene a chi siano rivolti; dichiarazioni generiche che puntano a sollevare il problema ma non vogliono correre il rischio di offendere nessuno. Il risultato? Tante discipline sono ancora al palo quando normalmente appena dopo Ferragosto, dunque fra poco più di una decina di giorni, le società dovrebbero riprendere gli allenamenti in vista della nuova stagione. E a soffrire maggiormente è tutta l’attività di base e dilettantistica, quella che coinvolge milioni di ragazzi e di appassionati e (è confermato da studi scientifici) riduce il rischio di contrarre patologie anche gravi.

Solo un paio di esempi pratici per capire di cosa stiamo parlando. Iniziamo dal calcio, dove a oggi (3 agosto) ancora non esiste un regolamento della Lega Nazionale Dilettanti per il ripescaggio in Lega Pro. Se ne discuterà nel Consiglio Federale di martedì 4, così almeno è previsto all’ordine del giorno, ma lo si farà quando le squadre avranno già definito il budget per la nuova stagione, che ovviamente cambia parecchio in base alla categoria.

Il problema principale è che tanti (anzi, quasi tutti) ragionano ancora come nel periodo pre-Covid, non considerando che da marzo in avanti sarebbe stato necessario fare tabula rasa e ripartire in modo completamente differente. Vogliamo parlare dell’attività di base? Da più parti si dice che a settembre si ripartirà con qualche manifestazione, ma anche in questo caso ci sono problemi burocratici di tipo kafkiano. Per un torneo nazionale (a Piacenza basta invitare una squadra del Lodigiano, vale a dire di fuori regione, e l'iniziativa diventa già nazionale) è necessario inviare richiesta alla federazione 45 giorni prima, dunque per un torneo in programma ai primi di settembre i termini sono già scaduti. Ma la domanda può essere presentata solamente con un regolamento che deve predisporre la Figc ma che a oggi non è ancora stato definito. Dunque: termini scaduti ma impossibilità di presentare i documenti perché manca la parte di competenza della federazione.

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