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Sport di contatto, oggi riapre anche la Lombardia. E in Emilia-Romagna si preferisce far finta di niente

In 15 regioni si possono praticare, rispettando rigidi protocolli, tutte le attività. Nella nostra regione invece si gioca nei parchi senza alcun controllo ma non negli impianti sportivi. Si sale sul treno da infetti con rischi enormi, ma niente calcetto

Da oggi anche la Lombardia riapre agli sport di contatto, aggiungendosi al lungo elenco che ora comprende complessivamente 15 regioni ma non l’Emilia-Romagna. A Piacenza dunque si rimane ancora al palo, con l’assurdità che gli appassionati di calcetto, basket, beach volley, pallavolo e tante altre discipline per praticare lo sport preferito saranno obbligati a raggiungere Codogno o più in generale il Lodigiano, ma anche (per chi abita in provincia) la Liguria o la Toscana, dove le attività sono consentite da giorni.

Il dibattito e le polemiche in questo momento sono tutte su facebook, strumento scelto dal presidente della Regione Stefano Bonaccini per rispondere alle richieste dei tantissimi che domandano il perché di una scelta che sembra incomprensibile. Oggi ripartire all’interno dei centri sportivi garantirebbe una maggiore sicurezza, con controlli mirati, attività regolamentate ed eventuale tracciabilità degli infetti, mentre si preferisce chiudere gli occhi di fronte ai parchi e ai campetti pieni zeppi di ragazzini che praticano sport senza alcuna sorveglianza.

Dopo aver scaricato la responsabilità sull’assessore Raffaele Donini (“Aspetto il via libera dalla mia sanità” ha scritto nei giorni scorsi sempre su facebook) il presidente regionale continua a utilizzare i social per confrontarsi con i cittadini. A chi gli chiede, per l’ennesima volta, come intenda risolvere il problema degli sport di contatto, con il rischio di far fallire chi lavora nel settore, Bonaccini risponde con un interrogativo: “Secondo lei perché ancora non abbiamo dato l’ok?”. Se lo chiedono in tanti, perché ormai siamo davvero al paradosso.

E' incredibile infatti, è cronaca di ieri, come sia possibile salire su un treno in partenza da Rimini e diretto a Roma senza alcun tipo di controllo, rimanere per ore in una carrozza insieme a decine e decine di persone che oggi saranno tranquillamente in giro per l’Italia ignari del possibile pericolo e venire fermati solamente una volta arrivati nella Capitale. E solo dopo centinaia di chilometri scoprire che il viaggiatore ha la febbre ed è positivo al coronavirus. Rischio elevatissimo di contagio senza alcun tipo di accertamento, ma attività consentita. Per assurdo, se questa persona avesse prenotato un’ora di calcetto in un impianto sportivo (ovviamente qualora l’attività fosse consentita) sarebbe stato immediatamente identificato e segnalato all’autorità sanitaria invece di girovagare per mezza Italia rischiando di infettare decine e decine di altri cittadini.

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E intanto da oggi i piacentini andranno a giocare a calcetto a Codogno.

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