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Attività sportive dal 4 maggio, facciamo chiarezza: riaprono i centri sportivi ma solo per gli atleti "di interesse nazionale"

Tutti potranno tornare a passeggiare, correre e andare in bici, ma dovranno farlo individualmente e tenendo la distanza di sicurezza

Come era prevedibile il via libera ad alcune attività sportive, a partire dal 4 maggio, annunciato ieri sera dal premier Giuseppe Conte ha provocato qualche incertezza e molte polemiche. In molti, per fare un esempio, non capiscono perché gli sport di squadra (l’esempio principale è ovviamente il calcio, ma il discorso vale anche per tutte le altre discipline) debba attendere due settimane in più anche per iniziare sedute individuali, che sarebbero importanti per riprendere un discreto stato di forma prima dell’eventuale, e non ancora certo, via libera per gli allenamenti di gruppo.

Ma vediamo cosa si potrà fare. E’ sicuro che dal 4 maggio gli atleti professionisti e non professionisti che preparano i Giochi Olimpici di Tokyo, spostati al 2021, e quelli di “interesse nazionale” di discipline affiliate al Coni e al Cip, il Comitato paralimpico, potranno riprendere la preparazione, ovviamente rispettando il distanziamento minimo tra le persone che, in caso di corsa, è di 2 metri. Chi deciderà quali sono gli “atleti di interesse nazionale”? Il compito spetterà al Coni e al Cip.

Gli impianti sportivi potranno dunque riaprire, ma solamente per consentire gli allenamenti di queste persone. Campi di atletica, piscine, centri sportivi e palestre rimangono dunque chiuse al pubblico, ma verrà fatta un’eccezione per le sedute di sportivi di alto (o meglio altissimo) livello.

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