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Martedì, 29 Novembre 2022
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Dallo stadio di Barriera Genova a Nicola Pietrangeli: regala emozioni sportive la Piacenza di Prospero Cravedi all’ex convento di Santa Chiara

La nostra città raccontata in immagini nella rassegna “Tempi e volti di una comunità” in Santa Chiara con le opere in bianco e nero dello storico fotografo

Prospero Cravedi e un desiderio innato (quasi freudiano) di documentare la sua Piacenza, la nostra Piacenza, una città che amavamo per com’era: mondo piccolo ma solidale, ci si conosceva tutti e le facce esposte in apertura di percorso sono la conferma che tutti sapevano quasi tutto di tutti. Volti oggi lontani, scatti in bianco e nero che danno un senso all’opera di Cravedi, più di un semplice fotografo, un fotoreporter con la fissa della notizia. Con la sua Leika ha documentato Piacenza per oltre quarant’anni e questa mostra dal suggestivo titolo “Tempi e volti di una comunità” (fino al 30 ottobre; dal lunedì al venerdì 16-19,30 il sabato e i festivi anche dalle 10 alle 12,30) voluta dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, curata da Paolo Barbaro e da Gianni Cravedi in corso all’ex Convento di Santa Chiara, Stradone Farnese 11, con il bell’allestimento di Gianluigi Tambresoni. Ci consegna una città che nessuno di noi ha dimenticato e che Prospero Cravedi, piacentino autentico, scorbutico e generoso, testardo e poetico al tempo stesso, ha documentato meglio di ogni altro ciò che eravamo ma soprattutto come eravamo.

Le innumerevoli immagini esposte più che i saggi, i libri, le fantasie e i sogni, ci fanno capire quanto eravamo diversi, ingenui e semplici. Noi, un po’ reduci e un po’ nostalgici, con il cuore che palpitava forte per una grande emozione, non possiamo fare a meno di ritrovare un frammento della nostra vita quando, all’alba del Sessantotto, ritroviamo Nello Vegezzi coi baffoni da tricheco, la sua rabbia e la sua palpitante voglia di buttare all’aria tutto. E’ un percorso suggestivo l’itinerario proposto da questa rassegna. Una lunga storia che ha toccato un po’ tutti e che ci fa capire quanto eravamo diversi.

Rally Valli Piacentine anni '70-2

Ricordi, nostalgia, inevitabile voglia di ritornare a quegli anni, formidabili davvero, perché nei primi Settanta c’erano speranze concrete per tutti e a volte la fantasia era davvero al potere. Gianni Tagliaferri, Giorgio Milani, Carlo Berté dipingono il muro della Camuzzi: fluorescenze colorate e giochi di luce che si fanno arte per dare un volto nuovo a una Piacenza che non riesce a spiccare il volo. E allora bisogna slegare anche i matti, perché anche la psichiatria è alternativa. Stefano Mistura, Giovanni Smerieri ed altri giovani psichiatri ci provano, si chiudono i manicomi mentre Tino Maestroni trova in Marco Bellocchio una sorta di maestro: “Nel nome del padre”, è un film attraversato dalla voglia provocatoria di frantumare le sicurezze del pubblico, perfettamente sintetizzate dalla scena finale, con il taglio del pero miracoloso di Mamma Rosa, sotto cui si riunivano i fedeli a San Damiano, quasi a respingere qualsiasi forma di sovrastruttura.

C’è, in questa mostra, la possibilità di leggere la società che viene avanti dalla fine degli anni Cinquanta ai Settanta (boom economico compreso). Ci sono le sperimentazioni pittoriche di William Xerra e Bruno Cassinari, l’Africa di don Vittorione, la città che cambia con le vecchie case popolari che vengono abbattute, il Po in piena, le evacuazioni delle frazioni tra miseria e povertà, la piccola, la media e l’alta borghesia, il Barino, ma anche tanto sport: il Piacenza al vecchio stadio di barriera Genova, i biancorossi di Gibì Fabbri, Nicola Pietrangeli alla “Nino”, la campionessa di atletica leggera Cecilia Molinari, i rally delle valli piacentine, pugili d’antan come Kocis Buzzetti e Pesapane, il Giro d’Italia che attraversa Piacenza. Poi tante facce note: politici, giornalisti, imprenditori, giovani che contestano in piazza Cavalli e altri giovani che contestano la centrale di Caorso. Quanta gente ritrovata o persa per sempre. Gianno D’Amo ragazzino leader del Movimento Studentesco, Ernesto Carini, dirigente della Fgci, con giacca e cravatta. Corrado Sforza Fogliani al Barino insieme a Marcello ed Ernesto Prati, Vito Neri, Sabino Laurenzano e Giorgio Pecci; dottoroni in camice bianco, giovani commesse, le miss tra le quali spicca una bellissima Maria Antonia Achilli. Dacia Maraini, in quei tempi compagna di Alberto Moravia, si confronta, in una serata tutta piacentina, al cinema San Vincenzo, con tante ragazze sull’universo femminile.

Ma sono esposte anche la leggerezza di Gianni Morandi, Isabella Ferrari e Gianni Pettenati, Iva Zanicchi al “Discobolo”, l’impegno di Giorgio Gaber e Dario Fo, le manifestazioni sindacali e la sofferta vicenda dell’Arbos, la comunità dei preti operai di San Lazzaro, il sindaco Felice Trabacchi e tanti volti, persone, gente comune che si ritroveranno in un gioco di specchi, tra un passato che non torna e un presente troppo diverso da quanto potevamo pensare allora.

Il Barino con Ernesto, Marcello Prati, Corrado Sforza Fogliani, Sabino Laurenzano e Vito neri-2

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