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Piacenza Spoon River. Piangiamo 370 morti e un tasso di letalità apparente al 18%

L’epidemia Covid19 sta stremando la città però manca il dato reale dei contagiati perché si fanno pochi tamponi. Il non essere stati inseriti nella zona rossa fin da subito è stato fatale? Venturi: «La percentuale di contagi nel piacentino è in decrescita»

L'andamento dei morti a Piacenza, sono 370 al 24 marzo

Il forno crematorio di Piacenza è in tilt. L’epidemia del Coronavirus è la Spoon River della nostra terra che non ha mai conosciuto nulla di minimamente avvicinabile a questa tragedia. Vale per Piacenza, vale per l’Italia, tuttavia qui ci vogliamo focalizzare sui numeri che si piangono tutti i giorni nella nostra città.
Le cremazioni sono vicine al collasso, le 12-13 quotidiane sono diventate 20-25 in media, la capacità è al limite per un territorio che ha lasciato sul campo 370 morti dal 26 febbraio. Il commissario Venturi ha aperto un piccolissimo spiraglio di positività a cui bisogna aggrapparsi: i contagiati al 24 marzo sono 1981 nella nostra provincia, negli ultimi tre giorni il tasso di crescita è stato del 5% quindi in realtà si decresce rispetto all’andamento nazionale (8.2%, dato della Protezione Civile), numeri che l’hanno portato martedì a dire «il picco a Piacenza è quasi raggiunto».
Non illudiamoci, bisognerà poi affrontare la parte decrescente della curva e continuare a contare i morti che ci saranno ancora, rimane comunque un piccolo spiraglio positivo se confermato lungo la settimana. Lo ha evidenziato anche Luca Baldino, direttore generale dell’Usl di Piacenza: «Iniziano a calare gli accessi al Pronto Soccorso».

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TASSO CUMULATIVO DI “LETALITA’ APPARENTE”
Sarebbe più giusto chiamarlo così perché la percentuale con cui ci confrontiamo tutti i giorni è inquinata da un denominatore impreciso. Il tasso di letalità a Piacenza è del 18.7%, da non confondere col tasso di mortalità: la letalità del virus è calcolata con morti/contagiati, quello di mortalità è morti/esposti, cioè l’intera popolazione, come ben spiegato dal virologo Fabrizio Pregliasco (leggi qui) e su cui pone l’accento anche il Ministero della Salute (leggi qui il glossario del Coronavirus)
Una cifra comunque troppo alta per un virus che secondo la comunità scientifica ha una letalità ampiamente più bassa, in Cina il 3.8% e in Italia il 9%. Perché a Piacenza è così alta? Senza dubbio la strada maestra da percorrere per comprendere questo dato viene fornita dall’approccio matematico: i morti sono 370 su 1981 contagi, il risultato è 18.7%. E’ però vero che di tamponi ormai se ne fanno pochi, solo ai sintomatici che presentano una situazione preoccupante, è dunque logico pensare - e così sostiene anche la comunità scientifica - che il numero dei contagiati sia ampiamente superiore a quello che prendiamo concretamente in considerazione. Questo aumenterebbe il denominatore e perciò si avrebbe un numero percentuale ben diverso dal 18.7%, notevolmente più basso. E’ il motivo per cui parliamo di dato inquinato che porta a una letalità apparente. Tutto ciò, però, potrebbe non bastare a spiegare un tasso così alto.

ETA’ E ZONA ROSSA MANCATA
Sul piatto ci va messa anche l’età media dei piacentini, uno dei territori d’Italia con più anziani e questo secondo gli studi è un virus che colpisce in modo particolarmente duro le persone con una certa età e che presentano spesso più patologie. Per questo tornando al numero delle morti piacentine bisognerebbe avere questo dato in mano per fotografarlo con maggior chiarezza: quanti muoiono per il Coronavirus e quanti con il Coronavirus? L’ultimo report dell’Istituto Superiore della Sanità italiano indica chiaramente che l’1.2% dei deceduti non avevano altre patologie, il 23.5% ne aveva una, il 26.6% ne aveva due e il 48.6% aveva tre patologie oltre al Covid19. L’età media è 78.5 anni. Leggi qui i dati dell’ISS al 20 marzo.
Basso numero di tamponi che impatta notevolmente sulla percentuale della letalità ed età media piuttosto alta sono alla base del dato piacentino. C’è infine l’ultimo punto che vale la pena analizzare, cioè il mancato inserimento di Piacenza nella “zona rossa” lodigiana tre settimane fa. La contiguità territoriale delle due zone è ben conosciuta dai piacentini. Lo stesso Venturi, il 6 marzo scorso, in una della sue conferenze stampa in diretta streaming disse «a Piacenza la circolazione è ormai libera, è nella fase dell’epidemia» e questo rafforza l’idea che la nostra città dovesse essere considerata alla stregua del primo focolaio lombardo. Non è stato fatto in un primo momento e questo potrebbe aver favorito la circolazione del virus.

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