Mercoledì, 22 Settembre 2021
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I dieci minuti in cui Tamberi e Jacobs entrano nel mito - Dal nostro inviato a Tokyo

Il racconto dal vivo della serata del primo agosto, la più emozionante nella storia dello sport italiano. Gianmarco esulta e salta anche davanti ai giornalisti, Marcell non sa dove mettersi nelle foto

L'abbraccio storico fra Tamberi e Jacobs (f. Colombo/Fidal)

Dal nostro inviato a Tokyo

C’è una foto che ha fatto il giro del mondo, quella che ritrae Tamberi e Jacobs pazzi di gioia, abbracciati e nascosti dalla bandiera italiana subito dopo aver vinto l'oro nell'alto e nei 100 metri. C’è n’è un’altra che vedono in pochi: i due ragazzi ancora estasiati che si cercano nella zona delle interviste, si sorridono, si rincorrono perché tutti li vogliono e quando si incrociano si scambiano un’occhiata che ha il colore dell’oro e il sapore dell’incredulità.

All’Olympic Stadium di Tokyo si è vissuta la serata più lucente dello sport italiano. Qualcuno dice la più brillante di sempre; quando si parla di Olimpiadi si entra automaticamente nella storia, questa volta addirittura nella leggenda, ed è sempre rischioso fare classifiche. Di certo sono stati i dieci minuti incredibilmente più emozionanti del nostro sport. Per come sono maturati, per una coincidenza temporale impossibile da prevedere, per il periodo attuale e anche per la storia di questi due ragazzi. «Abbiamo subito tante batoste, ma adesso è arrivata la vittoria più importante» hanno spiegato in coro. Si respirava aria di impresa nell’impianto giapponese e lo si capiva già dal tardo pomeriggio. Non c’è pubblico ma non se ne accorge nessuno, perché sulle tribune arrivano atleti da tutto il globo a scaldare l’atmosfera. Prima è il record del mondo della venezuelana Yulimar Rojas a far esplodere lo stadio, poi arrivano i primi segnali che la lingua italiana sarà la più parlata con il primato tricolore nei 110 ostacoli di Luminosa Bogliolo. E’ l’antipasto, perché l’attesa è tutta a qualche metro di distanza, dove Gianmarco Tamberi sta lottando contro altri undici concorrenti e contro un avversario che sembrava imbattibile: la sfortuna capace di fermarlo a pochi giorni dalle Olimpiadi di Rio de Janeiro quando era in grande forma. Tutte le volte che si prepara il pubblico tiene il ritmo con le mani e poi esulta. Nessun errore, l’unica distrazione in una prova giocata anche con la testa nel momento in cui Marcel Jacobs chiude terzo la sua semifinale con il record europeo di 9.84. Gimbo corre ad abbracciarlo e non può sapere che si trasformerà nell’anteprima di una festa ancora più grande.

Citare “O si fa la storia o si muore” non è eccessivo. «Per cinque anni ho messo lo sport davanti a tutto, anche ai miei affetti» spiegherà Tamberi, che inizia a far piangere i milioni di italiani davanti alla tv quando al momento dell’ultimo salto piazza sulla pedana il gesso usato dopo l’operazione al tendine nel 2016 con la scritta “Road to Tokyo”. «Dal primo giorno della riabilitazione ho pensato solo alle Olimpiadi giapponesi» spiegherà. Intanto le lacrime non smettono di scendere e si colorano d’oro. Appena il tempo di trovare una bandiera che tocca a Jacobs. Si spengono le luci dello stadio per una coreografia spettacolare che aumenta la tensione per il via del 100 metri. Come se ce ne fosse bisogno. Cala il silenzio rotto da un urlo di Tamberi: “Vai Marcell” si sente distintamente. Neanche il tempo di finire la frase che l’azzurro è già al traguardo davanti a tutti, per coronare i dieci minuti che da oggi avranno la copertina nella storia dello sport.

Inizia la festa, Tamberi urla e salta anche davanti ai giornalisti, Jacobs è più tranquillo ma forse perché ancora non si rende davvero conto di cosa è successo. «Quando facevamo le foto mi dicevano: devi andare in mezzo perché hai vinto tu. Ragazzi, sono campione olimpico, ve ne rendete conto?». E’ l’uomo più veloce al mondo nella serata più irreale e favolosa. E’ il primo agosto, il momento in cui Gianmarco e Marcell entrano nel mito.

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