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La metro, il treno e la domanda del tassista: «Ma Piacenza è grande come Tokyo?» - Il diario del nostro inviato in Giappone

Ultimo giorno nel Paese del Sol Levante prima del ritorno in Italia. Ma per salire sull'aereo c'è bisogno del tampone e l'operazione non è così scontata

Dal nostro inviato a Tokyo

Ho impiegato un po’ di tempo a capire che le Olimpiadi sono finite. Perché non è semplice uscire in un attimo da quella centrifuga in cui si entra quando partono i Giochi: sempre in giro, sempre di corsa e l’eterna sensazione di essersi costantemente persi qualcosa. Perché mentre tu segui un evento ce ne sono altri dieci in contemporanea che meriterebbero la stessa attenzione. Sono passati due giorni dalla cerimonia di chiusura, uno trascorso a fare il turista e l’altro i tamponi. Perché dopo l’iter dell’andata, con una serie di controlli da fare invidia al dottor House, la procedura si è ripetuta anche al ritorno, con l’enorme differenza che fare i test dall’altra parte del mondo non è come farli sotto casa.

Tralascio il modo in cui ho individuato la clinica, merita una piccola riflessione il sistema utilizzato. Prenotazione obbligatoria on line, e fin qui ci siamo, con il laboratorio che si trova a una distanza ragionevole: 40 minuti di metro. Già, perché qui farsi tre quarti d’ora di mezzi pubblici equivale alla passeggiata attorno all’isolato in Italia. Non esiste un luogo raggiungibile in un tempo minore, anche per andare dalla camera d’albergo alla hall c’è almeno una fermata della metropolitana. In questi ultimi giorni in Giappone mi torna spesso in mente il tassista che mi chiedeva notizie di Piacenza. Dopo un complesso tentativo di spiegazione ha concluso con: «Ma è grande come Tokyo?». Il dubbio che non mi fossi spiegato bene l’ avevo avuto, ma così male proprio non pensavo.

Esempio pratico: il mio albergo non è proprio in una zona centralissima, ma comunque in città. L’altro giorno per seguire la finale di basket vinta dagli Stati Uniti contro la Francia ho dovuto cambiare tre linee della metropolitana per poi salire su un treno dove sono rimasto 40 minuti. Solo il treno equivale al tragitto fino a Parma, in più ci sono tre linee della metro. Vagli a spiegare al tassista che Piacenza la giri a piedi.

Tornando al tampone, l’ultimo di una serie infinita, dopo l’esame bisogna ritirare il referto a un altro indirizzo. Giusto per complicare la vita al povero straniero; spedire il tutto via e-mail  “non è nella politica della clinica” rispondono. Così uno dei pochi tragitti che avevo memorizzato posso dimenticarlo all’istante. Come al solito per fortuna arriva in aiuto google maps, perché anche i giapponesi faticano a orientarsi all’interno della loro capitale. L’ultima conferma proprio questa mattina, il giorno della partenza. Trovo (almeno spero) il palazzo dove ritirare il referto, ma non c’è nemmeno una targa all’esterno. Chiedo, mostrando google maps, se l’indirizzo è quello giusto a due indigeni che si guardano smarriti. Mentre una goccia gelida di sudore scorre sulla mia schiena nel timore di avere sbagliato ecco che individuo all’interno un’indicazione della clinica. Esulto più di Tardelli ai Mondiali del 1982 perché ce l’ho fatta, ma la stranezza qual è? Che due minuti dopo di me salgono anche i due giapponesi a cui avevo chiesto informazioni. Dovevano venire al mio stesso indirizzo e non riuscivano a confermarmelo nemmeno quando glielo mostravo scritto sulla mappa.

Comunque mentre dall’aeroporto di Narita aspetto il volo che mi riporta verso casa capisco che al di là di tutte le difficoltà a Tokyo stavo iniziando a orientarmi. Peccato solo che le prossime Olimpiadi siano a Parigi.

Appuntamento in Francia per il 2024.

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