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Lo studio di cinque Università portoghesi: «Il calcio non è una disciplina ad alto rischio Covid»

La scienza inizia a valutare quali sono realmente i pericoli dello sport. I ricercatori: «È consigliabile la pratica sportiva, anche in gruppo. Come spettacolo, ma soprattutto come godimento dell'esercizio fisico e come stimolo mentale»

Arriva una nuova conferma dalla scienza: il calcio non è una disciplina ad alto rischio Covid. Finalmente iniziano ad essere ufficializzati studi certi sui rischi che si corrono negli sport di contatto e nello specifico sul calcio, nella speranza che a breve queste ricerche allarghino i propri orizzonti anche ad altre discipline facendo chiarezza su quali sono veramente attività ad alto rischio e quelle invece che possono essere normalmente praticate, ovviamente con tutte le cautele previste dai protocolli in vigore.

Dopo che nei mesi scorsi era stato uno studio danese a minimizzare i rischi del football, adesso tocca ad alcune Università portoghesi presentare i risultati di una ricerca sviluppata addirittura da cinque istituti: l’Universidade di Évora, Universidade di Porto, Instituto Universitário di Maia, Universidade di Beira Interior e Universidade Nova di Lisbona.

Nello specifico sono state prese in considerazionele posizioni e i movimenti dei giocatori e degli arbitri nel corso di una gara utilizzando un sistema di telecamere Full Hd. Sono stati calcolati i tempi passati fra calciatori a una distanza inferiore a due metri, quella ritenuta minima per essere considerata a rischio, e il tempo di esposizione a nubi di particelle respiratorie formate dagli altri atleti.

I risultati sono tranquillizzanti per chi pratica calcio: il tempo massimo di esposizione è stato calcolato in 6 minuti e mezzo, meno della metà dei 15 minuti ritenuti a rischio. Per fare un esempio, l’app Immuni manda avvisi solamente se si è rimasti a contatto con un positivo per almeno un quarto d’ora, non considerando tempi di esposizione inferiori.

«I risultati di questo studio – sono le parole di Bruno Gonçalves, dell'Università di Évora - dimostrano che il calcio non sembra essere un'attività ad alto rischio per la trasmissione di SARS-CoV-2. I controlli sono stati fatti con uno strumento semplice e può essere facilmente utilizzato dai club che dispongono di questo tipo di tecnologia».

Henrique Barros, dell'Istituto di sanità pubblica dell'Università di Porto, va oltre: «Lo studio fornisce informazioni rilevanti per comprendere il rischio di trasmissione dal punto di vista delle situazioni di contatto; può essere visto come un contributo alla decisione sulle cosiddette misure non farmacologiche per prevenire l'infezione. Naturalmente contribuisce anche a una migliore "gestione" della paura con cui si possono affrontare le attività di contatto sociale».

Quindi prosegue: «È consigliabile la pratica sportiva, anche in gruppo. Come spettacolo, ma soprattutto come godimento dell'esercizio fisico e come stimolo mentale. Soprattutto può essere un enorme contributo alla prevenzione della patologia mentale».

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Sensors ed è disponibile gratuitamente su internet all’indirizzo https://www.mdpi.com/1424-8220/20/21/6163.

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