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Finire l'annata da settembre a dicembre o ripetere interamente la stagione: le ipotesi sul piatto per la ripartenza dello sport

Sportpiacenza apre il dibattito per trovare soluzioni alla sospensione dei campionati. E lanciamo un'idea (anzi tre) anche per le Rappresentative

C’è un tempo per ogni cosa. Adesso è il momento di curare chi sta male e prova a lottare con tutte le forze contro il virus, poi arriverà quello di piangere i morti che nelle ultime settimane non hanno nemmeno avuto la possibilità di essere ricordati con un funerale adeguato. Solamente dopo si tornerà a parlare di sport, qualunque sia la categoria.

Ma il rispetto dovuto a chi non c’è più, alle famiglie che hanno perso i propri cari e a chi ora è in ospedale, a partire dai malati per arrivare al personale sanitario che merita solo enormi ringraziamenti, non significa dimenticarci che avremo anche un futuro. Di certo, per quanto riguarda lo sport, quello a breve termine non esiste considerato che siamo tutti concentrati sui bollettini giornalieri della Regione e della Protezione civile. Ma proprio perché in queste settimane saremo ancora chiusi in casa (“beato chi può annoiarsi” mi ha scritto un amico che ha avuto entrambi i genitori in ospedale) c’è tutto il tempo per iniziare a discutere di cosa potrebbe succedere quando torneremo a un minimo di normalità.

Prima osservazione: non prendiamo in considerazione ripartenze a giugno come paventato da qualche parte. Evitiamo di commettere gli errori di chi lanciava hashtag stile #noinoncifermiamo (aggiungete la città a scelta) o di chi attraverso i media, che gli davano spazio, chiedeva a inizio marzo la riapertura delle scuole per evitare che i ragazzi potessero avere ripercussioni psicologiche. Ragionare di stomaco ha portato solo danni, sforziamoci di farlo con la testa e dunque proviamo a essere realisti: questa stagione è finita per tutti, compreso chi, come il calcio, non ha ancora ufficializzato lo stop. Attenzione, non parliamo di professionisti (la Serie A e volendo anche B e C sono un pianeta a parte) ma di giovanili e dilettanti.

Allora proviamo a proporre due alternative alla prossima stagione che non siano il semplice “proseguiamo come se nulla fosse successo”, cioè come se si fosse giocato regolarmente. Perché, soprattutto a livello giovanile, questo non si è verificato e il percorso di crescita dei ragazzi è stato bruscamente interrotto. Premessa d’obbligo: tutte le opzioni hanno delle difficoltà logistiche o organizzative, ma bisogna mettersi in testa che non possiamo più pensare come si faceva due mesi fa. Esiste un “prima” e un “dopo” coronavirus, se si sono spostate le Olimpiadi, evento da 6 miliardi di euro, significa che se c’è la volontà si può fare tutto.

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