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"Think different": per far ripartire lo sport bisogna programmare da subito, senza commettere gli errori della scorsa estate

Prendere in prestito il motto utilizzato negli anni '90 e pensare a un modo diverso di tornare in pista. Qualche federazione inizia a proporre soluzioni alternative, bisogna discuterne adesso

“Think different” recitava un azzeccatissimo slogan della Apple di fine anni ’90. Oggi, a due decenni di distanza, tutto lo sport dovrebbe farlo proprio, trasformarlo in un mantra. Utilizzarlo come primo comandamento da cui ripartire. Non per propria volontà ma per obbligo: non c’è scelta, o si inizia a pensare diversamente oppure il mondo sportivo è destinato a spegnersi, battuto da un coronavirus che è già in campo da tempo mentre noi negli spogliatoi stiamo ancora decidendo che formazione mandare sul terreno di gioco.

Se vogliamo davvero ripartire dobbiamo dimenticare come ci muovevamo fino allo scorso febbraio: da allora il mondo è stato stravolto, lo sport non può pensare di ripresentarsi solamente modificando il look, deve essere aperto a novità e innovazione, accettare cambiamenti che potrebbero rivelarsi scomodi ma avranno il pregio di essere efficaci.

Ormai è chiaro che il grosso delle attività ripartirà nel 2021. Se sarà gennaio o la prossima primavera lo deciderà il virus e già questo bisogna comprenderlo. Il primo errore che non bisogna commettere però è ripetere la tempistica dello scorso marzo, quando oltre a campionarti e allenamenti si fermò anche la programmazione, con il risultato che nel momento in cui arrivò il via libera per la ripartenza nessuno era pronto e si gettarono al vento settimane e settimane. Mentre gli atleti sono a casa o si allenano individualmente i dirigenti non devono sprecare tempo, sul tavolo vanno messe immediatamente le varie opzioni da sfruttare nel momento in cui si potrà davvero riprendere. Adesso è il momento di discutere, quando arriverà il via liberà sarà tempo di giocare.

Secondo sbaglio da evitare: puntare a vincere la "Coppa dei rinvii" posticipando in continuazione. Attenzione, con la salute non si scherza e dunque guai a compiere pericolosissime corse in avanti. Ma dirigenti, società e neppure le federazioni hanno competenze e conoscenze per decidere quando fermarsi e quando invece il pericolo sarà passato. E infatti nessuno li coinvolge nel momento dello stop, che viene deciso e comunicato dalle autorità sanitarie, le uniche deputate a valutare la situazione. Dunque il giorno in cui arriverà l’autorizzazione a tornare in palestra o sul campo significa che sarà possibile farlo e tutto il mondo sportivo dovrà essere pronto, senza tentennamenti, ovviamente rispettando alla lettera i protocolli che verranno definiti. Per questo è necessario sfruttare il momento di pausa per programmare il piano B ed eventualmente anche il piano C.

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