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Lo strano caso dell'Emilia Romagna: tutto lo sport sospeso, ma nel palasport di Bologna si gioca di fronte a 9mila spettatori

Inspiegabile quanto successo ieri: il presidente Bonaccini e il Ministro Speranza firmano un'ordinanza bloccando da oggi tutte le attività, mentre a pochi metri di distanza va regolarmente in scena la finale di Coppa Italia di volley

L'Unipol Arena completamente esaurito per la finale di Coppa Italia a Bologna

C’è qualcosa che non quadra in questi momenti concitati in cui si sta facendo di tutto per limitare il contagio da coronavirus. Facciamo un passo indietro, alla giornata di ieri quando l’Emilia Romagna, attraverso un’ordinanza firmata dal presidente Stefano Bonaccini e da Roberto Speranza, Ministro della Sanità, ha imposto uno stop a tutte le attività sportive fino al primo marzo compreso. La stessa sospensione, ormai è noto, ha riguardato anche le scuole dell’intero territorio e varie manifestazioni ed eventi. Non è questo il punto: se chi è responsabile della salute pubblica ha ritenuto che le misure fossero necessarie tutti i cittadini hanno l’obbligo di adeguarsi per limitare al minimo i rischi.

Il problema è un altro e balza all’occhio controllando l’orario della pubblicazione, arrivato intorno alle 17.30. Mezz’ora più tardi all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno è andata in scena quella che probabilmente era la più frequentata manifestazione sportiva di tutta la regione, la finale di Coppa Italia di volley vinta da Civitanova contro Perugia. Due ore e 54 di partita (a cui aggiungere fase di riscaldamento e premiazione) senza contare la finale di Coppa Italia di Serie A2 disputata in anteprima, di fronte a 8952 spettatori in un impianto al chiuso, dunque potenzialmente ancora più adatto alla trasmissione del virus.

Lasciando da parte le polemiche politiche che infiammo i social e attualmente interessano davvero meno di zero, piacerebbe davvero capire in base a quale criterio si ritiene più pericoloso l’allenamento di una squadra di ragazzini o di dilettanti, che coinvolge al massimo una trentina di persona, rispetto a un avvenimento che ne chiude in un palasport 10mila, se agli spettatori sommiamo organizzatori e addetti ai lavori.

Discorso simile, anche se con numeri minori, interessa anche la trasferta che ieri hanno affrontato 1500 tifosi del Vicenza, partiti dal Veneto (altro territorio sotto massima attenzione) per raggiungere Cesena e seguire la partita di calcio di Serie C.

E’ un po’ come dire: il virus è fra noi, ma bisognerà fare attenzione solo a partire da domani mattina, per stasera riempite pure i palazzetti perché potete restare tranquilli. Ci si lamenta, giustamente, di allarmismi, fake news e segnalazioni errate, ma sarebbe bene che anche le istituzioni seguissero una linea precisa e non cadessero in contraddizioni così marchiane.

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