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Il rebus delle società fra sponsor, virus e decreti. Eppure gli studi dicono che lo sport è sicuro

Le nuove decisioni rischiano di rendere la vita ancora più complessa a tutte quelle realtà dilettantistiche che si erano prodigate per applicare protocolli e ripartire in sicurezza

La stragrande maggioranza delle società sportive dilettantistiche cammina appesa a un filo, la rete sottostante fatta di sponsor è sempre più lacera: chi - se non un mecenate o un irriducibile amante dello sport - sarebbe intenzionato a sponsorizzare realtà che potrebbero vedere interrotta la propria attività dall’oggi al domani? Il concetto è piuttosto semplice e lineare: se un’azienda paga per avere visibilità e non la riceve destina quella quota parte di fondi altrove. Intanto però chi cade dal filo rischia di scontrarsi con una realtà fatta di buchi di bilancio e scelte dolorose. Tra le quali anche un fermo delle attività. Definitivo.

L’Ordinanza n. 620 della Regione Lombardia licenziata la scorsa settimana ha previsto la sospensione di “tutte le gare, le competizioni e le altre attività, anche di allenamento, degli sport di contatto, svolti a livello regionale o locale - sia agonistico che di base ‒ dalle associazioni e società dilettantistiche” nell’intervallo temporale compreso tra 17 ottobre e 6 novembre 2020.

“Questa è la bellezza dello sport: a volte ridi, a volte piangi”. Con una citazione di Pep Guardiola la FCD Bulgaro Academy (Bulgarograsso, Como) aveva annunciato sabato scorso la sospensione delle proprie attività richiamando un estratto dell’Ordinanza lombarda.

Immaginate ora di moltiplicare quel post per dieci, cento, mille. E di vedere dieci, cento, mille tra bambini, ragazzi ed adolescenti con il borsone sfatto in camera e la prospettiva di non sapere quando potranno tornare in campo - nel pieno rispetto dei protocolli e delle normative anti-contagio - per svolgere attività sportiva. Si ignora forse che protocolli e normative anti-contagio sono messe alle strette ogni mattina nel tragitto casa-scuola a bordo di mezzi pubblici stracolmi? Eppure i ragazzi e le ragazze che salgono su un pullman sono i medesimi che poi si ritrovano in campo: perché allora non potenziare i bus? Il settore turistico, volendo utilizzare un termine di matrice economica, ha ricevuto una sonora mazzata dalla pandemia ed è pieno di trasportatori a cui si sarebbe potuto garantire lavoro appaltando il servizio di trasporto. Certo, automezzi e linee non si inventano dall’oggi al domani. Così come non si inventano dall’oggi al domani società sportive con professionalità, volontari e - per l’appunto - sponsor.

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