Mercoledì, 22 Settembre 2021
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L'angoscia delle sirene che straziano Piacenza. Carlo Gobbi: «A ogni ora c'è un intervento, è un dramma»

Il giornalista e collaboratore di sportpiacenza che da anni guida le ambulanze della Croce Bianca. «Ci sono mezzi dedicati solo all'emergenza Covid-19, facciamo turni di 12 ore senza un attimo di riposo. Come arrivi in ospedale c'è subito un altro intervento»

Carlo Gobbi mentre conduce una trasmissione sul calcio dilettanti, la sua grande passione

Le sirene delle ambulanze rimbombano da giorni per le vie di una Piacenza che sta pagando un altissimo prezzo di vite: a sabato i morti erano 114 e i contagiati 853. Si distinguono chiaramente, in città e in campagna, ne passano una, due, tre, quattro a ogni ora del giorno. E’ l’unico rumore che si sente nei giorni bui del Coronavirus, l’epidemia ha blindato tutta l’Italia e l’unica regola a cui attenersi è quella di «stare in casa». I cittadini possono fare così la loro parte, il resto deve essere lasciato a medici e infermieri nella trincea di questa battaglia, ma non ci sono solo loro in prima linea.
Carlo Gobbi, classe 1962, è uno degli eroi nei giorni del Coronavirus. Notissimo volto televisivo in città, giornalista dal 1992, è conosciuto per aver raccontato il calcio piacentino negli ultimi 35 anni e oggi è un collaboratore della nostra testata, ma questo è corollario, da anni guida le ambulanze della Croce Bianca e si trova anche lui in trincea a lottare contro il Covid-19.

«Siete fortunati ho un attimo libero - ci dice al telefono - sabato è stata una giornata drammatica, questa mattina sembra andare un poco meglio, abbiamo avuto solo due chiamate al momento però non ci facciamo troppe illusioni, sarà un’emergenza lunga. In tanti anni che guido le ambulanze non ho mai vissuto una situazione del genere».
«Siamo organizzati con le ambulanze per le chiamate normali - ci spiega - e poi ci sono quelle dedicate solo ed esclusivamente alle emergenze per il Covid-19, noi che le guidiamo ci spostano a seconda dei giorni. Alcuni volontari non ci sono perché il rischio di contagio è altissimo, quindi siamo in pochi e i turni possono durare anche 12 ore contro le 6 che normalmente facciamo».

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