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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
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Durante le vacanze i contagi sono quintuplicati, ma si bloccano i campionati

La Gazzetta dello Sport parlando della riduzione della capienza negli stadi ci va giù duro: "Provvedimento che sfugge a qualunque logica tranne una: il populismo"

I dati sono importanti, perché i numeri sono oggettivi e raramente possono prestarsi a interpretazioni di parte. Così La Gazzetta dello Sport oggi si pone un interrogativo legato alla Serie A ma che si può ampliare a tutte le discipline. I contagi da Covid-19 sono esplosi nel momento in cui quasi tutte le attività erano in vacanza eppure la prima decisione presa dallo sport è stato il blocco dei campionati e la riduzione della capienza negli stadi.

Le cifre, dicevamo: il 23 dicembre in Italia avevamo esattamente 44.595 contagiati. Da quel momento, giorno più giorno meno, tutti si sono fermati per il Natale con l’eccezione delle gare di vertice di qualche disciplina. La stragrande maggioranza degli sportivi si è limitata a sedute con panettone e pandoro, eppure il 31 dicembre i numeri indicavano 144.243 colpiti dal Covid poi saliti a 219.441 il 6 gennaio. Di fatto dunque durante le feste i contagi sono quintuplicati nonostante gli impianti fossero chiusi.

“Il provvedimento – spiega G.B Oliviero nell’articolo sulla Rosea parlando della riduzione della capienza negli stadi – sfugge a qualunque logica. Tranne una: il populismo”. Non è finita: le decisioni collegate al mondo dello sport lasciano passare anche un messaggio sbagliato. “Allo stadio da domani – si legge sempre sulla Gazzetta – potranno entrare solo i possessori di super green pass e con mascherine Ffp2 con capienza al 50 per cento. Scendere sotto quella soglia, costringendo tanti vaccinati a restare a casa, è un pessimo messaggio per chi ha aderito alla campagna vaccinale e un assist per chi difende la tesi dei negazionisti”.

Adesso arrivano anche le cifre a confermare quanto si sostiene da tempo e cioè che lo sport non è il primo settore da sospendere quando aumentano i contagi perché non è un vettore importante di trasmissione. Anzi, soprattutto a livello giovanile è un deterrente: meglio mandare i ragazzi a fare attività sotto il controllo di un adulto che verifichi il rispetto delle regole piuttosto che lasciarli senza alcuna sorveglianza.

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