Lunedì, 15 Luglio 2024
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“Abbiamo sempre avuto una canzone nelle orecchie” il romanzo di Emiliano Raffo tra amici, amori, sconfitte, musica e tanto sport

L'autore piacentino nella sua prima opera utilizza la musica come «una mappa per interpretare le azioni dei protagonisti, accompagnando la narrazione». Attraversa 40 anni di vita con gli amici di sempre legati da un vincolo, l’amicizia appunto, che li porta dal nucleo formato alle scuole medie fino a essere dei padri

Quando ho chiuso “Abbiamo sempre avuto una canzone nelle orecchie” (Officine Gutenberg, 301 pagine, 16 euro anche su Ibs e Amazon) mi è sorto un dubbio: ho davvero letto qualcosa che è riuscito a mescolarmi Alta Fedeltà con Febbre a 90?
La risposta mi è arrivata qualche giorno dopo aver divorato il primo romanzo di Emiliano Raffo, giornalista piacentino (ora scrive per il magazine Mow e ricopre il ruolo di comunicazione Ausl, in precedenza era a La Cronaca) che ha “buttato fuori” un libro che mi sento di consigliare vivamente a tutti quelli che ancora amano aprire pagine sotto un’ombrellone (visto il periodo), sul divano di casa oppure al pub - quest’ultimi sono una specie rarissima, da preservare.
Ma torno alla mia domanda: la risposta è no, sebbene la prima sensazione fosse quella, però riavvolgiamo il nastro con la punta della Bic.
Raffo nella sua prima opera utilizza la musica come «una mappa per interpretare le azioni dei protagonisti, accompagnando la narrazione» - come ci spiega. Il suo racconto in realtà attraversa 40 anni di vita con gli amici di sempre (Garatti, Pier, Wilson e Piazza, in ordine sparso) legati da un vincolo, l’amicizia appunto, che li porta dal nucleo formato alle scuole medie fino a essere dei padri. Quarant’anni, appunto. E quindi verrebbe da domandarsi: perché siamo qui su SportPiacenza a leggere questa recensione?

Perché in realtà dentro c’è molto sport, a volte solo accarezzato e in altre centro o contorno della vita di Raffo. Insomma, per questo mi era venuto in mente Febbre a 90, perché non capisci bene se «la vita è una merda perché l’Arsenal va male o se l’Arsenal va male perché la vita è una merda».
E io, che conosco Raffo da quasi due decenni, posso dirvi una cosa: tifa United, ha la giubba degli Hammers - il suo cuore è Inter - e aggiungendo la musica (di cui è profondo conoscitore) ha tirato fuori qualcosa di estremamente piacevole da leggere, il percorso con gli amici di sempre. Una storia di tutti noi, un tuffo sulle note della nostra vita con un romanzo che è fiction, ma conserva tratti intensi di autobiografia, passaggi su cui spesso non ci soffermiamo a dovere nella nostra vita.

E ritorniamo sullo sport che attraversa la sua vita e la scandisce. Ci torna ripetutamente, dalle partitelle ai campetti alla sua “second life” a Londra - «una città dove non vai se hai tutto chiaro».
Allora via nello Skit 1 il cui centro della narrazione è la classifica dei ragazzi “più belli” stilata da La Vale e dalla Paoletta nella gita sopra Brunico, temutissima perché “stilata dalle due ragazze più fighe della classe”. A far da contorno la mitica finale di Coppa dei Campioni del 24 maggio 1989 tra Milan e Steaua Bucarest: da una parte i milanisti, dall’altra gli interisti (tra cui Trevigiani) che gufavano forti della corsa dell’Inter del Trap verso lo scudetto dei record. Vincono i rossoneri perfetti di «Arrigo Sacchi da Fusignano, alcuni di noi tutto quello che c’è da sapere su odio e amore lo devono a lui». Sullo sfondo la classifica de La Vale e della Paoletta, vero centro della serata e del capitolo.

Il momento più potente del libro però arriva nel capitolo dedicato a “Morrissey” con “We’ll let you know” pezzo molto forte su di un «essere inglesi che non c’è più». E’ il periodo in cui l’autore va a Londra per la seconda volta a metà anni ’90. E’ lì che s’immerge totalmente nella neonata Premier League, sprofonda nei sabati londinesi ad Upton Park per vedere il West Ham («ho sempre simpatizzato per lo United, però la Londra calcistica per me è West Ham») tra una brown ale, “I’am forever blowing blubbles” e la linea della metro che attraversa zone «Chelsea e Arsenal» tra headhunters e gunners, pensando sempre alla Beth.
Insomma, il calcio non scandisce la sua vita, ma l’attraversa come una lama: nei momenti importanti è sempre lì sullo sfondo. C’è spazio anche per il Football Americano, volendo, con partitelle prive di caschi o equipaggiamento: Max quarterback, Garatti ricevitore. Max che sarebbe in realtà «un running back mentre il secondo è solo un talento inespresso, per il primo». Una vita intera con gli amici condensata in 300 pagine, ogni esperienza una tacca in più fino ai giorni nostri.

“Abbiamo sempre avuto una canzone nelle orecchie” è disponibile in tutte le librerie della città ed è possibile ordinarlo tramite:

Ibs (clicca qui)

Amazon (clicca qui)

Officine Gutenberg (clicca qui)

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