Giovedì, 18 Luglio 2024
Tutti i campioni del mio cuore

Vigor Bovolenta, un campione dal cuore grande

Il Bovo per anni è stato una sorta di "totem" per i Lupi Biancorossi e per tutto l'ambiente

Sembra ieri ma è il 24 marzo 2012 quando la pallavolo italiana è sconvolta da una grande lutto. A soli 38 anni viene a mancare Vigor Bovolenta, uno dei campioni che hanno scritto la storia del volley. Mentre è in campo a Macerata per giocare l’incontro di serie B2 con la maglia di Forlì accusa un malore. Nonostante i tentativi di rianimarlo e la corsa in ospedale, poco dopo la mezzanotte arriva la notizia della sua morte improvvisa per arresto cardiaco. Il suo cuore non ha retto. Bovo lascia la moglie Federica Lisi (anche lei ex azzurra) e quattro bambini. Piacenza vive questo dramma con particolare affanno, Vigor Bovolenta, era stato uno dei protagonisti dei tanti successi del Copra dal 2003 al 2008. Un ragazzo solare, sanguigno, veneto di nascita ma romagnolo nel cuore e nell’animo. Quella morte così prematura e tanto assurda lascia gli sportivi piacentini senza parole, perché possiamo anche dirlo fuori dai denti, noi piacentini siamo diffidenti, un po’ troppo chiusi, poco emiliani e contaminati dal temperamento di liguri e piemontesi, ma quando ci affezioniamo a qualcuno che viene da fuori diamo noi stessi, anche gente come noi, irsuta e poco socievole, riesce ad aprire il proprio cuore. E a Bovo, 2 metri e 2 centimetri di altezza, Piacenza aveva dato un po’ di se stessa. Sarà stato per il modo di giocare, oppure per la bella famiglia che aveva messo insieme, con Federica i suoi figli, di fatto il Bovo divenne una sorta di totem per i “Lupi biancorossi” e per le migliaia di tifosi che ogni domenica gremivano il Palabanca. Insomma, a Bovolenta anche chi scrive ha voluto bene.

Era nato a Contarina, in provincia di Treviso il 30 maggio 1974, nella sua lunga e prestigiosa carriera ha collezionato ben 208 presenze con la maglia azzurra. Il “Gigante del Polesine”, soprannome con il quale veniva definito il centrale azzurro, nella sua lunga carriera ha utilizzato solo due numeri di maglia: il numero 10 fino al 1999 e il 16 fino all’ultima partita con Forlì. Vigor esordisce in nazionale nel maggio del 1995 e con l’Italia vince ben quattro World League, una Coppa del Mondo e due Europei oltre al bronzo e all’argento europeo conquistati rispettivamente nei Paesi Bassi nel 1997 e in Repubblica Ceca nel 2001. La medaglia più importante però la conquista nel 1996 in occasione dei Giochi Olimpici di Atlanta che gli Azzurri disputano da protagonisti perdendo solo in finale contro i Paesi Bassi. Sono gli anni di quella “generazione di fenomeni”, come la definì il giornalista italiano Jacopo Volpi, che negli anni Novanta spezzò il dominio dei Paesi dell'Est sul campo da pallavolo, collezionando risultati mai raggiunti prima dall’Italvolley. Dopo la morte di Bovolenta, nell’agosto 2012 la Nazionale conquista il bronzo ai Giochi Olimpici di Londra e dedica il trofeo a Bovo, portando sul podio la sua maglia azzurra. Ad un mese dalla sua scomparsa sarà organizzata una partita per ricordarlo. L’evento, chiamato “Bovo Day”, si ripete ogni anno e ha visto scendere in campo anche la Nazionale italiana maschile contro gli “Amici di Vigor”. Altrettanto esaltante la sua carriera con i club in cui ha giocato. Ha esordito con il Messaggero Ravenna nel 1990. Con la maglia di Ravenna ha vinto uno scudetto, tre Coppe del Campioni, una Coppa Italia, una Coppa Cev e due Supercoppe europee. Poi la sua carriera è proseguita a Ferrara, Roma, Palermo, Modena (campione d’Italia 2001-02), Piacenza, Perugia, Forlì. Proprio in Romagna, la sua terra d’adozione, ha salutato la serie A e spinto dall’inesauribile passione aveva deciso di rimanere in campo giocando in B2 ed iniziando una nuova carriera dirigenziale.

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