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Sandro Puppo, la solitudine di un genio

Ha vinto uno scudetto ed è stato convocato per le Olimpiadi da calciatore, mentre da tecnico ha guidato la Turchia, il Barcellona e la Juventus

Dimenticato. Ingiustamente dimenticato per tanti anni. Forse perché è troppo lontano dal calcio di oggi, anche se può essere considerato un precursore dei moduli che tanto successo hanno avuto dal gioco totale dell’Olanda in poi, passando per il Milan di Arrigo Sacchi. Fortunatamente a questo personaggio di singolarissima fisionomia, un giovane scrittore piacentino, Matteo Eremo, ha dedicato un’interessante monografia, “Il calcio è musica Vita e romanzo di Sandro Puppo, allenatore dimenticato” (Mattioli 1885), fondata su una ricca documentazione e su una voce che parla in prima persona. Sandro Puppo, prima calciatore e poi allenatore del Piacenza, resta una delle figure più significative del pallone biancorosso. Difficile ritrarre quest'uomo dallo sguardo profondo e dai modi gentili. Mai sopra le righe ha sempre evitato commenti fuori luogo e le sterili polemiche. Del calcio ha conosciuto segreti e misteri, è stato un teorico del gioco a zona in anni molto lontani. Allenatore della Nazionale turca, del Barcellona e della Juventus, Puppo è sempre stato particolarmente attento all'evoluzione delle tecniche calcistiche. Scrive un libro “Calcio. Quo vadis?” edito dall'Utep di Lino Gallarati. Puppo conosceva bene la scientificità del calcio.

Quando giunge al Piacenza dove era nato nel 1918 è di ritorno dalla Cina, dove si era trasferito a soli due anni per seguire il padre, direttore d'orchestra. A Shanghai impara a suonare il pianoforte e a giocare a calcio con gli inglesi. Si appassiona alla filosofia calcistica d’oltremanica. Quando nel 1934 torna a Piacenza si presenta all'allenatore Carlo Corna, che inizialmente lo schiera mezzala e in seguito come centromediano metodista, ruolo che ricoprirà per il resto della carriera. Gioca da titolare nel Piacenza per tre stagioni di Serie C e le sue prestazioni gli valgono la convocazione alle Olimpiadi di Berlino del 1936 insieme al compagno di squadra Carlo Girometta, entrambi però saranno soltanto riserve e non disputeranno alcuna partita. Le Olimpiadi rappresentarono molto di più di un evento sportivo di importanza mondiale: quei Giochi costituirono un’occasione senza precedenti per la propaganda del nazismo e della sua ideologia. Nonostante la natura discriminatoria delle regole dei Giochi del 1936, molti paesi decisero di parteciparvi.

Tornando a Puppo, nel 1937, a soli 19 anni riceve la chiamata dell'Ambrosiana-Inter. Non gioca mai ma vince il primo e unico scudetto della sua carriera da calciatore. Conquisterà anche due Coppe Italia, una con l'Inter e l’altra col Venezia. Debutta in nerazzurro l’anno successivo prima di essere ceduto in prestito proprio al Venezia nel 1946 dove viene schierato con continuità insieme a campioni che scriveranno la storia del nostro calcio come Loik e Valentino Mazzola, protagonisti col Grande Torino. Dopo il ritorno al Venezia si trasferisce alla Roma dove di fatto, a causa di un infortunio, finisce la sua carriera da calciatore.

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