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Pietro Vierchowod, il campione su cui si può sempre contare

Arriva a Piacenza a 38 anni fra lo scetticismo generale, in poco tempo farà capire a tutti le sue enormi qualità

E’ da tanto che non ci si vede, eppure Pietro Vierchowod ha rappresentato per me qualcosa di importante. Insieme abbiamo scritto la sua ricca biografia calcistica, e in quel periodo ci frequentavamo spesso, abbiamo parlato a lungo della sua carriera, di traguardi, successi, delusioni. Arriva in città nell’estate del 1997. Piacenza non rientra nei piani dello zar che è a Cernobbio a godersi gli scampoli di un’estate mitigata dalla frescura del lago e dalle battute di caccia mattutine, quando la brughiera assomiglia tanto a un testo di Mogol. Dopo una stagione al Milan in cui ha collezionato sedici presenze e una rete, Pietro potrebbe lasciare. Niente ritiro, solo footing e un po’ di tennis, tanto per tenersi in forma, un’occhiata neppure troppo attenta ai giornali e la consapevolezza che forse potrebbe essere finita un’epoca. Quella del calcio giocato ad alti livelli, delle finali tirate fino all’inverosimile, dei ritiri anticipati, delle poche ma calibrate interviste. Perché a trentotto anni è giusto guardare avanti. Finisce una stagione e ne inizia un’altra. Vierchowod è uomo maturo, sa cosa lo attende e pensa al supercorso di Coverciano.

Non ha rimpianti, ha giocato finché ha potuto, si è preso tutte le soddisfazioni. Ora Vialli è al Chelsea, Mancini alla Lazio, Mannini prova a prendere per mano la Sampdoria, Pari in qualche parte della Romagna. Gli amici di un tempo, il nucleo storico della Sampdoria, ma loro hanno qualche anno di meno. C’è però il Piacenza tutto italiano alla ricerca di un difensore. Un uomo di esperienza, possibilmente a parametro zero. La società biancorossa deve fare i conti con alcuni infortuni e con qualche partenza non preventivata. Gianpiero Marchetti, il diesse piacentino, chiuso nel suo ufficio rimugina, pensa, scruta, studia, vuole a tutti i costi una soluzione. Ma è Stefano Garilli a convincere Pietro ad accettare un’avventura in provincia, e dal cilindro del diesse piacentino Marchetti esce proprio lui, lo Zar: “A Piacenza pensavo di approdare un anno prima, nel ’96, quando alla guida della squadra era Bortolo Mutti. La società mi contattò, avevo dato la mia disponibilità, ma proprio in quei giorni arrivò la telefonata di Adriano Galliani, l’amministratore delegato del Milan. Come potevo dire di no. Il Milan è una tra le società più prestigiose del mondo. Provai comunque molta gratitudine verso il presidente del Piacenza, la società capì la mia situazione, si ritirò in buon ordine ed io decisi che se avessi continuato a giocare, non avrei chiuso la porta in faccia al Piacenza. Quella telefonata mi colpì molto favorevolmente. L’impressione fu buona. Si ricomincia, pensai. Il presidente del Piacenza, Stefano Garilli, ed io, ci eravamo conosciuti in Polinesia qualche anno prima. Lui era in viaggio di nozze, io stavo consumando le mie vacanze prima di presentarmi all’ennesimo ritiro con la Sampdoria. Il feeling con il Piacenza ha dunque radici lontane, e quando Stefano Garilli si fece avanti, accettai senza problemi. Anzi, ero molto contento. Ripartivo da una provinciale, ma a trentotto anni ero ancora in pista, una bella soddisfazione”.

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