Tutti i campioni del mio cuore

Piero Tappani, quasi come Dustin Hoffman

Portiere del Piacenza nella storica promozione in Serie C nel 1964 e poi indimenticato dirigente e anima della Libertas: per lui 112 gare in biancoross0 e un record di imbattibilità

Stadio comunale di barriera Genova, maggio 1964, un’emozione, una forte emozione. Il Piacenza conquista la promozione in serie C dopo un anno in quarta serie. In panchina c'è Nino Meregalli, alla presidenza della società biancorossa Enzo Bertuzzi, noto industriale piacentino che si è fatto da solo dopo la guerra. Centravanti è Armando Onesti che allenerà la Sampdoria come vice di Eugenio Bersellini. L'avvio non è tra i più esaltanti e Meregalli rischia l'esonero. Strada facendo, però, i biancorossi diventano quasi imbattibili e all'ultima giornata superano il Borgomanero e ottengono una promozione che profuma di storia. Tra i protagonisti di quell'impresa c'è Piero Tappani, piccolo grande uomo (quasi come Dustin Hoffman) e portiere di tutto rispetto di una squadra, quella biancorossa, composta in larga parte da giocatori piacentini. Altri tempi e altro calcio. Tutto tempo andato che avvolge i cuori con tanta nostalgia per quella che Arthur Rimbaud definiva “L’età verde”. Niente ritiri e raduni, semiprofessionismo allo stato puro, il lavoro al mattino e gli allenamenti al pomeriggio. Ci si accontentava di questo tra il 1962 e il 1966, gli anni in cui Piero ha indossato la maglia biancorossa.  

E per Tappani quella promozione in serie C è sempre stata motivo di orgoglio e di grande soddisfazione. Ricordo che quando ci si incontrava nonostante il carattere schivo e riservato, Piero apriva spesso l’album dei ricordi. Oltre al Piacenza c’erano la Farnesiana, l’officina meccanica modello di famiglia in via Beati, gli anni vissuti alla Libertas con un giovanissimo don Aldo Corbelletta detto “Don Popolo” per la sua sensibilità innata verso la gente e l’indimenticato Gianni Calamari, operaio che si diploma e arriva in consiglio comunale nelle file della Dc, peccato che se ne vada stroncato da un tumore a soli 42 anni, entrambi sono stati tra i fondatori della società della parrocchia del Corpus Domini.

Piero non hai mai dimenticato nulla di quegli anni Sessanta tra speranze e  crescita economica e sociale; il tempo dilata i ricordi e certe imprese, come la promozione in serie C, sembrano ancora più belle: “C'erano meno tensione e meno stress – mi disse in un paio di occasioni – a parte Brasi, Andreini e Onesti, che provenivano da Bergamo, Cremona e Fidenza, gli altri abitavano in città: Galandini, Callegari, Cesena, Favari, Belloni e io". Undici amici ancora oggi legati dal ricordo di alcune imprese davvero importanti. Tappani esordisce nel 1962. Alla quinta di campionato, subentra a Spalazzi, portiere di Agazzano che giocherà nel Genoa in serie A e nel corso di un contrasto fortuito fratturerà a Bruno Mora, ala volante del Milan di Nereo Rocco, tibia e perone. Carriera finita per lui, dalla Nazionale ai bar del Giambellino il passo è breve.

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