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Luciano “Paco” Dallospedale, uno yankee al Farnese

Da Roveleto al Venezuela, poi la Nazionale e la nascita del baseball a Piacenza: c'è sempre lui fra i protagonisti

Il volto sprigiona simpatia e incuriosisce perché Luciano Dallospedale ricorda certi marinai che nella vita hanno visto di tutto e che oggi si godono la bellezza di certi luoghi d’arte come Palazzo Farnese e le sue suggestive sale. Nel 1958 da Roveleto di Cadeo dove è nato, a soli sette anni emigra in Venezuela con i genitori e il padre gestisce un’officina di ricambi auto e rimane alcuni anni prima che i suoi decidano di ritornare in Italia; è un ragazzino agile e intelligente quando comincia praticare il baseball, uno degli sport più popolari dell’America latina: “Ho frequentato le scuole in Venezuela e laggiù il baseball era uno sport molto praticato e per me vedere i bambini che già alle primarie impugnavano mazze da baseball più grandi di loro lanciando la pallina quasi fossero professionisti in miniatura, mi entusiasmava. Ed è stato lì che in poco tempo ho imparato a giocare, senza sapere che in Italia il baseball non era per niente conosciuto e pochissimi avevano modo di districarsi con questa disciplina che richiede intelligenza e applicazione”.

A 17 anni è di nuovo in Italia e in particolare a Piacenza, Luciano “Paco” (come veniva chiamato in Sudamerica) Dallospedale porta con sé un bagaglio di esperienze sportive che pochi hanno e il Parma, la squadra più forte sul territorio nazionale lo arruola per inserirlo nella prima squadra che sta dominando il campionato di serie A. Siamo all’alba del 1968 e dopo una stagione in cui Paco non è riuscito ad esprimersi come avrebbe voluto per le difficoltà di ambientamento e per la giovane età, viene ceduto in prestito a una seconda società di Parma, la Montanara e il suo apporto sarà determinante per la conquista del  titolo italiano categoria Juniores e farà così ritorno al Parma proprio l’anno in cui  subentra come sponsor la Germal, una derivata della Salvarani che darà al baseball italiano un impulso importante: “I nuovi dirigenti erano ambiziosi e soprattutto competenti, viaggiavamo alla grande, e nel 1976 conquistammo lo scudetto, vincendo 51 partite su 54 e durante le gare casalinghe avevamo circa cinquemila spettatori ad assistere a questo miracolo sportivo italiano e l’anno dopo vincemmo anche la Coppa dei campioni”.

Successi e trionfi, ma il baseball è pur sempre sport poco diffuso in Italia e nonostante Paco abbia avuto modo di giocare con la maglia della Nazionale (ne ha fatto parte dal 1968 al 1978) a Cuba, in altri Paesi dell’America latina e i campionati mondiali in Nicaragua e abbia disputato la Coppa del Mediterraneo in Spagna, Dallospedale si guarda intorno perché grazie all’architetto Giovanni De Benedetti nel 1972 nasce il Piacenza Baseball: “Una persona fantastica – spiega Dallospedale – un uomo di principi e di valori, aveva le idee chiare su come dovesse essere impostata una società di baseball, mi convocò e mi disse se potevo dare una mano; fu un’avventura straordinaria, perché in tutti i collaboratori c’era l’entusiasmo di chi vuole fare bene, lasciare il segno”. Piacenza – scrivono Paolo Gentilotti e Danilo Minoja ne loro volume “L’America è qui” in occasione dei 50 anni del Piacenza Baseball – scopriva qualcosa che non si era mai visto, questo strano sport che si nutre di spirito yankee, di mazze guantoni e palline. De Benedetti chiama gli amici di sempre, professionisti come lui e colloca la prima sede nel proprio studio di via Sant’Antonino.

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