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Venerdì, 1 Marzo 2024
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Leonardo Garilli, l’Ingegnere che ha fatto grande il Piacenza

Imprenditore di successo e dirigente sportivo illuminato, in biancorosso avvia una politica di rigore finanziario, crea una struttura societaria efficiente e punta sul settore giovanile. I risultati sono incredibili

Leonardo Garilli è un personaggio enigmatico, schivo (al punto da non voler essere chiamato presidente ma ingegnere e dal disertare sistematicamente lo stadio e vedere la partita da una finestrella del suo ufficio) ma caratterizza con la sua straordinaria personalità gli anni della sua presidenza, diventando molto amato dai suoi collaboratori e da tutta la tifoseria piacentina. Negli anni della Serie A avalla la politica del Piacenza senza stranieri portata avanti dal direttore sportivo Gian Pietro Marchetti, motivandola con la necessità di non appesantire il bilancio con il rischio di fallire l'investimento. A differenza di molti presidenti non interferirà mai nella gestione tecnica della squadra: in tredici anni da massimo dirigente avvicenderà l'allenatore solo nel campionato di Serie B 1988-1989, sostituendo Enrico Catuzzi con Attilio Perotti: “Ho sempre creduto in questo progetto – mi disse una volta – e quando retrocedemmo in serie B a causa di una situazione poco favorevole dovuta alla sconfitta interna del Milan contro la Reggiana, telefonai immediatamente a mister Cagni. Non perdiamo la testa, gli dissi, tra un anno festeggeremo il nostro ritorno in serie A, stia tranquillo mister perché non cederemo nessuno, anzi ci rafforzeremo con l’inserimento di Pippo Inzaghi”. E Francesco Turrini, per il quale sembrava cosa fatta la cessione all’Inter, rimase in serie B con il Piacenza e ancora oggi mugugna su quell’episodio. 

Purtroppo il 30 dicembre 1996, mentre si trovava negli uffici della Camuzzi a Milano, Leonardo Garilli fu colpito da infarto: morì prima di arrivare all'ospedale di San Donato Milanese. Fu uno shock per l’intera Piacenza. Ai funerali, presieduti dal Vescovo di Piacenza, Luciano Monari, partecipa una folla di piacentini e di addetti ai lavori provenienti da ogni parte d’Italia, tutti a testimoniare l'affetto per la figura dell'Ingegnere. In quel giorno la città è ammantata di neve e il silenzio muove emozioni e tanta tristezza. Alla sua memoria sarà intitolato lo stadio Comunale, fino ad allora chiamato Stadio della Galleana (il quartiere in cui è collocato) e ancora oggi pensando a quei giorni di gennaio, ai funerali in Cattedrale viene da commuoversi, anche se questa sembra una storia vissuta una vita fa.

Alla guida del Piacenza e del gruppo Camuzzi sono subentrati i figli, prima Stefano e dal 2001 Fabrizio, suoi stretti collaboratori fin dagli anni Ottanta. Il corso della storia biancorossa con la morte dell’Ingegnere cambia pesantemente, regge con Stefano e crolla con Fabrizio, tant’è che nel marzo del 2012 dopo due proroghe ottenute, la società Piacenza Calcio viene ufficialmente dichiarata fallita. Oggi il Piacenza milita in serie D nelle secche paludose del calcio dilettanti.    

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