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Dagli Europei nei 400 ostacoli alla Placentia Marathon: per Claudia Salvarani una vita nell'atletica

La piacentina ha vinto sei titoli italiani negli 800 metri ed è stata finalista ai Tricolori per dodici anni consecutivi

Gli anni Novanta racchiudono le notti magiche del Mondiale di calcio in Italia, passando da Francia 1998  fino ai maledetti rigori di Usa 1994. E ancora, il basket azzurro che nel 1999 è campione d’Europa mentre il Milan di Berlusconi è sul tetto del mondo. Anche il 1° maggio 1994 è ancora oggi una data che gli appassionati di Formula Uno non dimenticheranno facilmente: a Imola muore in un incidente di corsa il pilota Ayrton Senna; Lucio Dalla scriverà un brano stupendo su questa icona internazionale.

In questo contesto si inserisce anche Claudia Salvarani, atleta piacentina  che inizia la sua attività sportiva a tredici anni, quando ai Giochi della Gioventù nel 1988 vince alcune gare e la sua insegnante di educazione fisica, Cinzia Pozzi, le consiglia di praticare l’atletica leggera: “Iniziai così – dice – per puro caso, sotto la guida della mitica Carlina Pattori e intrapresi quello sport multidisciplinare perché da ragazzina ai quei tempi era consuetudine che l’atletica andasse praticata in toto; salto in alto, salto in lungo e la corsa ad ostacoli si confacevano alle mie caratteristiche. A suo dire andavo molto bene e presi così parte nel 1993 ai campionati europei nei quattrocento metri a ostacoli a San Sebastian, arrivai in finale e mi classificati ottava, replicai l’anno successivo ai campionati del mondo nella categoria Junior arrivando settima e nel 1997 fui finalista a Torku nella categoria Promesse. Insomma niente male”.

Nel 1995, prima di fratturarsi un piede che le comprometterà la stagione, Claudia partecipa a Modena a un meeting e gareggia nel salto in alto e per la prima volta negli 800 piani, a seguito di quell’infortunio sarà poi costretta a un lungo stop, riprenderà nella stagione successiva partecipando ai campionati italiani con una preparazione approssimativa, dopo mesi di assenza dalle gare e agli assoluti di Bologna dopo avere accelerato i tempi di recupero, si cimenterà negli 800 piani e da autentica outsider ottiene la medaglia d’argento con una gara disputata in modo magistrale. Quel secondo posto le cambia la carriera e l’attività agonistica viene incentrata su questa nuova disciplina che sembra appartenerle da sempre, tant’è che da quell’anno per dodici stagioni entrerà in finale nei campionati italiani assoluti di categoria; nel suo palmares ci sono sei titoli italiani di cui uno indoor e otto presenze in Nazionale nella specialità degli 800 metri piani.

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