Tutti i campioni del mio cuore

Bruno Zanolla, indimenticato zingaro del gol

Una sola stagione a Piacenza nel '74-'75, ma lasciò un ricordo indimenticabile. E quando fu venduto Gibì Fabbri minacciò le dimissioni

Giugno 1975. I disastri del clima sono ancora tanto lontani e i giornalisti utilizzano la loro “Lettera 22”, macchina da scrivere tanto cara a Indro Montanelli; il calcio è tecnica, tattica ma anche poesia, sentimento antico e certi calciatori richiamano proprio gli eroi greci, uno su tutti Gigi Riva. La medicina sportiva è di là da venire e chi si frattura un legamento mette in soffitta i sogni di gloria e apre un negozio, l’America è davvero lontana, dall’altra parte della luna (Lucio Dalla dixit) e il calcio è un mondo chiuso, niente stranieri e soprattutto niente oriundi che negli anni Sessanta avevano infiammato le tifoserie delle società di serie A. Piacenza è città cerniera che in quegli anni dà addirittura cinque porporati a Sua Santità grazie al Collegio Alberoni, mentre per la prima volta dal Dopoguerra un comunista conquista Palazzo Mercanti: Felice Trabacchi, il sindaco della gente che di calcio sa davvero poco, preferisce le letture classiche e le cooperative di periferia, in compenso amministra con grande competenza la città.

E’ una domenica estiva di giugno quando si gioca l’ultima partita del campionato di serie C della stagione 1974-75, anno in cui il Piacenza conquista la sua seconda promozione in serie B dal Dopoguerra. Bruno Zanolla friulano di Ruda nei dintorni di Monfalcone, è il centravanti di una squadra la cui formazione assomiglia a una filastrocca che ancora oggi i meno giovani portano nel cuore: Moscatelli; Secondini, Manera; Righi Landini, Pasetti; Valentini, Regali, Zanolla, Gambin, Gottardo. Allenatore Gibì Fabbri. Undici moschettieri che hanno abilità e mestiere. Ogni squadra oggi vorrebbe avere il potenziale espresso in quegli anni da quei magnifici biancorossi. Di questi, due soltanto hanno messo casa qui: Felice Secondini, piacentino acquisito a tutti gli effetti e che ha giocato in serie A nel Genoa e nel Pisa e Natalino Gottardo. Un'ala dai piedi buoni. Puntava gli avversari per poi saltarli regolarmente attraverso una finta o una torsione, un colpo di tacco o un allungo. Un giocatore e un caro amico che avrebbe meritato di più.

Zanolla nella gara contro il Belluno realizza tre gol e si conferma capocannoniere del campionato. Va in rete 23 volte in 38 partite. Un record. Gli anni si sovrappongono e i ricordi riaffiorano come reperti di un'archeologia calcistica da conservare. I Settanta del nostro calcio appaiono lontani, forse troppo, ma alcuni protagonisti di allora sono impressi nella mente di chi c'era. Bruno Zanolla appartiene alla schiera di chi meriterebbe un posto nel Pantheon dei biancorossi illustri: una sola stagione e tanto affetto da parte del pubblico piacentino perché sotto rete è genialità allo stato puro, ha senso del gol come pochi e in serie C è in grado di fare la differenza. Bruno appartiene alla schiatta dei friulani tanto cari a Gianni Brera, come i più illustri Fabio Capello e Bruno Pizzul e soprattutto non è il primo della famiglia a svolgere il mestiere il calciatore: “Tarcisio Burgnich – commenta -  era il cugino di alcuni anni più grande di me che si era già affermato nel mondo del calcio nell’Inter e nella Nazionale. In lui vedevo un mito, un uomo inarrivabile”. Zanolla accende le luci del gol quando è ancora giovanissimo nella Spal e ad allenarlo è Gibì Fabbri che lo vorrà poi al Piacenza. Realizzerà 12 reti in serie C con il Monfalcone nel 1971 che diventano 19 l’anno seguente. Quindi il salto di categoria al Foggia, con Gigi Del Neri. Nel 1974 approda al Piacenza. Una stagione indimenticabile e lui, il grande Bruno, a incantare i tifosi con le sue giocate. E' un centravanti classico, maglia numero nove, ha piedi buoni e quando gli capita l'occasione non la sbaglia. Sul campo l'intesa con Gambin e Gottardo è perfetta. E fioccano i successi.

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