Tutti i campioni del mio cuore

Bruno Polidoro, il Gran signore della scherma piacentina

Combatte in guerra e poi con i partigiani, ha coraggio e personalità, caratura sociale e determinazione. Ha allenato anche a Parma, Cremona e al circolo Mangiarotti di Milano

Ho scritto un paio di anni fa libro dedicato alla storia della scherma piacentina e al Circolo Pettorelli in particolare in collaborazione con l’amico Alessandro Bossalini, oggi presidente e leader indiscusso di questo circolo. Abbiamo trascorso giornate ricche di curiosità e di interesse verso uno sport che a Piacenza ha avuto un ruolo importante e spesso abbiamo avuto modo di parlare di una figura centrale di questa disciplina, Bruno Polidoro, leader silenzioso e carismatico, grande maestro e soprattutto uomo di grande personalità. Era nato a Chieti nel 1921 ma si trasferisce a Piacenza a soli sei mesi con la madre Maria e il padre Guido, maresciallo dell’allora regio esercito. Nel dicembre del 1946 si sposa con Elsa Civardi e dal matrimonio nascono Guido, nel 1948, Amelia (Milly) nel 1952 e Carlo nel 1957. Anch’essi svolgeranno un ruolo significativo nel “Pettorelli”.

Vive di sport fin da ragazzino Bruno Polidoro, è giovanissimo e siamo in pieno fascismo quando nel 1936, 1939 e 1940 partecipa ai campionati provinciali studenteschi di atletica leggera distinguendosi nei 110 a ostacoli, specialità nella quale vince il titolo nel 1939 ed è secondo nel 1940, nei 400 metri, nel lancio del peso, nel salto in alto, nel salto con l’asta, nella staffetta 4x100. Eccellente schermidore ed atleta eclettico, Polidoro gioca anche a calcio e pratica il ciclismo e il basket. Il regime fa perno sui valori dello sport inteso come competizione e affermazione della virilità e Polidoro si mette in luce per essere attivo in tante discipline, al di là della scherma che entro qualche anno sarà la sua vita. Consegue il diploma di geometra all’istituto tecnico Romagnosi nel 1941-42.

Ricevuta la chiamata alle armi nel dicembre del 1942 viene ammesso al 125° corso ufficiali della Regia Accademia militare d’artiglieria e genio di Lucca. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, si rifugia sulle montagne piacentine per non aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Nel luglio del 1944 entra a far parte della Divisione piacentina appartenente a Giustizia e Libertà, il cui capo indiscusso è il comandante Fausto, l’avvocato Fausto Cossu. Polidoro diviene comandante di un piccolo distaccamento che opera in Val Luretta, soprattutto sulle colline intorno a Piozzano, assumendo il nome di battaglia di Polido. Nell’aprile del 1945 prende parte alla battaglia di Monticello, determinante per la liberazione di Piacenza, dove però perde la vita il Valoroso, uno dei partigiani più conosciuti e rappresentativi di cui ha scritto bene e tanto il giornalista Ermanno Mariani.

C’è un po’ di epica nella vita del giovane Polidoro perché ha coraggio e personalità, caratura sociale e determinazione. La fine della guerra, con la certezza di essere vivi e di avercela fatta, accompagna i sogni della generazione di allora negli anni della ricostruzione democratica, morale e materiale del Paese. Sulla scena politica e amministrativa piacentina si alternano i sindaci Visconti e Crovini e poi Chiapponi e Faggi. Il grande scienziato Enrico Fermi visita in incognito Piacenza, sua città d'origine poco tempo prima della sua scomparsa. Grande euforia desta l'annuncio che a Cortemaggiore c'è il petrolio: si tratta più modestamente di metano, utile comunque a stimolare la ripresa dell'economia nazionale. Storie di ieri. Nel settembre del 1951, per l’impegno profuso nella lotta di Liberazione, il comandante militare territoriale di Bologna conferisce a Bruno Polidoro la Croce al merito di guerra.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Bruno Polidoro, il Gran signore della scherma piacentina
SportPiacenza è in caricamento