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Il ciclista Attilio Pavesi eroe alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932 dopo due settimane di viaggio

Nato a Caorso, divenne famoso per gli ori conquistati ai Giochi negli Stati Uniti dove era partito come riserva

Ci si sposta in nave, lungo percorsi transoceanici che durano diversi giorni e i 106 atleti azzurri a bordo della nave Conte Biancamano arrivano a New York l’11 luglio 1932 dopo una settimana di viaggio, ai quali se ne aggiungono altri cinque per raggiungere Los Angeles in treno. Un viaggio massacrante, ben diverso da quelli odierni, gli Stati Uniti sono l’espressione di un mondo assai diverso da quello italiano e il lungo giro di giostra che porta Pavesi da Caorso a Los Angeles richiede coraggio e nervi saldi. L’Italia degli anni Trenta è espressione delle lingue dialettali, delle piccole comunità agricole e dei primi centri metropolitani industrializzati. In pochi parlano correttamente l’italiano, il Nord e il Sud sono modi lontani e diversi, ma lo sport ha il pregio di unire, di favorire una socialità che si rivelerà importante per il futuro del Paese.

Tornando alle Olimpiadi il 4 agosto si svolge la gara a cronometro dei cento chilometri su strada. Pavesi vi partecipa come ultimo degli azzurri: sostituisce Zaramella che non è in forma. Il favorito è il danese Hansen, ma a tagliare il traguardo per primo è il ciclista di Caorso, con una bicicletta che pesa otto chili e macina la distanza in due ore, venti minuti e cinque secondi, alla media oraria di circa 40 chilometri. Grande gioia fra gli italiani e i piacentini che ascoltano la radio: a questa prima medaglia d’oro ne segue una seconda che Pavesi si aggiudica nella gara a squadre insieme a Cazzulani, Segato e Olmo. L’atleta piacentino compie il miracolo, la sua forza e la sua intelligenza agonistica sono determinanti e il nome di Attilio Pavesi oggi è scolpito nel bronzo all’ingresso del Memorial Coliseum di Los Angeles.

Rientra in Italia da trionfatore, diventa professionista nel 1933, ma non ottiene risultati importanti, anche a causa di un intervento mal riuscito alle tonsille. Nel 1934 partecipa comunque al Giro d'Italia; conquista una vittoria di tappa al Giro di Toscana, tagliando per primo il traguardo a Pontedera. Difficile per gli atleti di quel periodo proseguire la loro attività senza una squadra e senza mezzi economici, Pavesi mastica amaro, l’Italia del regime non offre prospettive e cominciano a tirare i venti di guerra dopo l’asse Roma-Berlino-Tokio. Nel settembre 1937 Attilio emigra l'Argentina, dove già viveva la sorella Bianca, per disputare alcune corse tra cui la “Sei giorni del Luna Park” a Buenos Aires. Dovrebbe rimanere solo una settimana, prolunga però il soggiorno per quasi due anni, fino al 1939, quando decide di ripartire per l'Italia; mancando però navi passeggeri per tornare a causa delle tensioni politiche che porteranno alla seconda guerra mondiale, rinuncia e decide di stabilirsi definitivamente in Argentina, nella città di Sáenz Peña dove apre un negozio di biciclette e diviene organizzatore di gare di ciclismo e atletica; acquisisce anche la cittadinanza del Paese sudamericano.

A 93 anni, nel 2003, torna a Caorso per una visita ai luoghi dell’anima. All’Italia che ha lasciato ai tempi del fascio e che ritrova in piena globalizzazione. Un ometto minuto, la pelle raggrinzita ma il cuore e il cervello gonfi di ricordi. Caorso, il gracidare delle rane, le strade bianche lungo il Po, le bici rappezzate in qualche modo. Lo premia il sindaco Roberto Reggi. Verrà a mancare il 2 agosto 2011 nella casa di riposo di José C. Paz che lo ospita, all'età di 101 anni. Al momento della sua scomparsa è il più anziano campione olimpico ancora in vita. Ad Attilio Pavesi sono dedicati lo stadio e velodromo di Fiorenzuola d'Arda, all'interno del quale è situato il museo intitolato a questo mitico personaggio d’altri tempi.

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