Tutti i campioni del mio cuore

Alberto Galandini, quando il calcio si gioca con il cervello

Elemento simbolo del Piacenza negli anni Sessanta, poca corsa ma piedi buoni, ha avuto la capacità di rivestire un ruolo di tutto rispetto anche all’interno della società civile

Alberto Galandini è stato il primo Abatino biancorosso, come lo fu Gianni Rivera. Questo vocabolo coniato da Gianni Brera è ancora attuale e Alberto, coi suoi modi e con la sua classe, ha incarnato, nonostante la provincia, gli Abatini per antonomasia. Poca corsa, lancio preciso, un garbo che è indice di stile sicuro, tocco raffinato e misurato, finta di corpo domando la palla spesso con conseguente dribbling, lanci puliti mai viziati da effetti difficili. Fascia da capitano e al suo fianco tessitori fatti in casa, pronti a correre e a sfiancarsi anche per lui. Un Rivera di categoria inferiore e piedi davvero buoni.

Alberto Galandini è l’atleta-ponte, l’uomo che più di ogni altro rappresenta l’elemento di unione, di aggregazione, tra il Piacenza del dopo-Papaveri degli anni Cinquanta e i biancorossi targati anni Sessanta. Galandini è l’interprete più evidente, anche nel calcio, della ripresa e del boom economico. Di una città, Piacenza, che impara a trovare una propria identità nelle piccole e medie imprese a livello industriale, edile e commerciale. Appartiene alla buona borghesia, sa emergere non solo per le sue doti calcistiche ma anche per una spiccata intelligenza e mentre i biancorossi si assestano in serie C e Piacenza vive la sua grande rivoluzione economica e culturale, Alberto calcisticamente è il simbolo di questa evoluzione. Non solo perché ha talento, genialità e classe, ma anche perché è speculare alla città che scopre una propria autonomia e il benessere comincia a farsi largo. Dopo gli anni bui della guerra e le difficoltà del primo Dopoguerra, Piacenza è travolta dal vento del boom e Galandini quel benessere lo incarna, anche sotto l’aspetto fisico adatto al ruolo che interpreta, il “phisique du role” del calciatore borghese, emblematico per spiegare l’importanza del proprio modo di essere.

Questa connotazione è più che mai azzeccata in considerazione del fatto che Alberto dà l’impressione di non vivere di solo calcio. Anzi, in un’epoca di semiprofessionismo allo stato puro, il forte centrocampista biancorosso e piacentino, di lì a breve acquisirà un ruolo di tutto rispetto all’interno della società civile, oltre e al di là del calcio, tutto ciò è sinonimo di intelligenza e di avvedutezza. Già, perché allora il calcio non racchiudeva il business di oggi e quando si appendevano le scarpette al chiodo era meglio essere in possesso di un diploma o di un lavoro e dimenticare lo sport più bello del mondo. Alberto nel giugno del 2023 ha ottenuto dall’Ordine dei Geometri della provincia di Piacenza un riconoscimento particolare perché iscritto alla categoria da oltre sessant’anni, quindi il diploma l’ha conseguito nel 1963, quando era uno dei simboli dei biancorossi.  

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Alberto Galandini, quando il calcio si gioca con il cervello
SportPiacenza è in caricamento