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Giovedì, 18 Aprile 2024
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I "Campioni del mio cuore" di Mauro Molinaroli hanno umanità e provocano nostalgia

Giovedì 11 maggio in Fondazione la presentazione del nuovo libro del giornalista e scrittore piacentino

Alla “A” del proprio alfabeto del cuore, Mauro Molinaroli mette Vittorio Adorni e ricorda Toleto, minuscolo paese abbarbicato sulle colline del Basso Monferrato, territorio di confine tra Liguria e Piemonte dove ancora oggi i versi di Cesare Pavese rintuzzano queste terre in cui i vigneti di Barolo e Dolcetto sono tanta manna per i pochi abitanti di questo borgo fondato da spagnolesche truppe nel XVII secolo. E’ lì che trascorreva da ragazzo le sue vacanze estive perché il padre aveva ereditato un appartamento da uno zio marinaio (strana la vita), ed è proprio quella in casa in collina che una domenica di settembre del 1968 ebbe modo di assistere in tivù a una delle imprese epiche della storia del ciclismo, quella di Adorni appunto, che vinse il titolo mondiale di ciclismo su strada dopo una fuga epica di oltre 80 chilometri. Nel tempo Mauro ha conosciuto Adorni, è nata una conoscenza cordiale, lo ha invitato in un paio di occasioni a Piacenza ed ecco che questo straordinario personaggio è entrato di diritto tra i “Campioni del mio cuore”, il nuovo libro di Mauro Molinaroli che sarà presentato giovedì 11 maggio alle 18 all’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano in via Sant’Eufemia, presenti Roberto Reggi, presidente della Fondazione, Gianfelice Facchetti, impegnato nel sociale, attore e registra teatrale e Dario Hubner, mitico bomber che partendo dalla provincia più recondita con la maglia biancorossa ha conquistato il titolo di capocannoniere della serie A. Modera il giornalista Giorgio Lambri.

Si tratta di un libro che è nato durante il periodo di convalescenza vissuto da Molinaroli in questi primi mesi del 2023 a seguito di un significativo problema di salute che ha condizionato la possibilità dell’autore di svolgere ciò che per una vita intera ha sempre fatto: incontri, conferenze, discorsi per sindaci e assessori, articoli e reportage giornalistici e interviste. Il lavoro racchiude incontri con campioni che vanno da Gibì Fabbri a Gianni Rivera, da Sandro Mazzola a Felice Gimondi, ma anche personaggi che appartengono alla nostra memoria, diversi gli ex biancorossi in un dialogo che prosegue nonostante il passare del tempo. 

E a proposito di biancorossi Mauro Molinaroli, tra le memorie storiche di questa città, non dimentica figure come Giuliano Fiorini di cui scrive: “A volte basta avere un cuore grande, un atteggiamento e un viso come quello di Giuliano per rimanere in eterno nella microstoria di ognuno. Modenese di nascita, classe 1958, a Piacenza è rimasto un solo anno, capelli al vento e calzettoni arrotolati, un guerriero, un’icona. Lo incontravo spesso durante gli allenamenti che seguivo con molto interesse e la sua stagione rispecchiò certi racconti dello scrittore argentino Jorge Luis Borges: quando l’uomo si guarda allo specchio e nel doppio della sua immagine rivive una vita intera tra sogno e realtà. I due volti del rendimento di Fiorini furono determinati dall’esonero a Natale dell’allenatore Bruno Fornasaro. Con lui Fiorini aveva segnato 14 reti in una ventina di partite; gli subentrò Romano Matté, difensivista ad oltranza e Fiorini mise a segno nell’intero girone di ritorno soltanto 7 gol”.

C’è poi Tiziano Stevan, ala biancorossa dei tardi anni Sessanta: “Era figo Tiziano – scrive – certo che era figo, lo guardavo con quei jeans stinti, il giaccone in pelle e il maglione col collo alto stile Bob Dylan, piaceva alle donne, gliene ronzavano attorno diverse, soprattutto le commesse dell’Upim che frequentavano lo stadio o qualche locale. Un playboy, come certi cantanti che si esibivano coi loro gruppi nelle sere d’estate in Versilia o a Rimini”. Ma accanto a costoro ci sono altri campioni protagonisti dello sport a tutto tondo, Molinaroli li ha conosciuti e ha intrattenuto nel tempo rapporti di amicizia sincera. Dell’olimpionica di scherma Giuseppina Bersani l’autore ricorda: “La nostra amicizia, finché ci frequentammo non fu vita, ma buona vita e sono certo che oggi Pinuccia apprezzerebbe queste frasi, perché hanno dentro tanta verità. Ho letto queste poche righe a mia moglie Simona, le sono piaciute, e mi è venuta in mente una frase di Stephen King: “Scrivere è un’occupazione solitaria. Avere qualcuno che crede in te fa una grande differenza”.   

C’è un mondo in questo libro i cui protagonisti sono gli amici, quelli pensati e ricordati: Vittorio Adorni, Giuseppina Bersani, Francesco Cacciatore, Gianni Brera, Massimo Cerri, Don Aldo Corbelletta, Lucio Dalla, Gibì Fabbri, Gianfelice Facchetti, Giuliano Fiorini, Stefano Fugazza, Fabio Gaudino, Felice Gimondi, Natalino Gottardo, Dario Hubner, Giordano Maioli, Antonio Marchini, Sandro Mazzola, Maurizio Mosca, Gianni Mura, Giampaolo Pansa, Gianni Rivera, Titta Rota, Gianni Schicchi, Tiziano Stevan, Cip Tadini e Massimo Tirotti a cui occorre aggiungere Fausto Coppi e Gino Bartali. C’è tanto, ma c’è soprattutto il bisogno di unire memoria e sentimento, amicizia ed empatia, da non confondere con il ricordo e la nostalgia.

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