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Lunedì, 26 Febbraio 2024
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Shevchenko, l’Ucraina e l’amore per il Milan

“Forza gentile” è il libro scritto dal bomber rossonero e Pallone d'oro insieme al giornalista Alessandro Alciato

Ovviamente la sconfitta di Istanbul nella finale di Champions League ai rigori contro il Liverpool per 6-5 resta un tarlo epocale, ma anche il punto di svolta di un libro che sa andare oltre i fatti di cronaca calcistica e di una carriera felicissima e agonisticamente cannibalesca. Quel doppio tiro a pochi metri dalla linea di porta respinto miracolosamente da Dudek al 117’. Racconta Sheva: “Un’occasione identica mi capitò una settimana prima a Milanello, durante partitella, su cross di Serginho. Tirai a colpo sicuro e Abbiati respinse per ben due volte. Fu il destino?”. Forse, comunque un destino beffardo e impietoso se a ciò aggiungiamo il rigore sbagliato che regalò la Champions ai Reds. Il racconto fortunatamente è articolato: dalla trattativa con la Dinamo lunga e dubbiosa, con Braida che rassicurò in extremis Galliani che, di suo, avrebbe scommesso sull’altra punta, il già citato Rebrov, a un’escalation che comprende naturalmente Manchester 2003 all’affermazione in Champions League sulla Juventus. E ancora, lo scudetto milanista del 2004 vinto in carrozza sulla Roma e il Pallone d’Oro arrivato nel dicembre dello stesso anno. Stagioni indimenticabili, raccontate dal campione che non ha sassolini nelle scarpe da togliersi, quindi senza particolari pettegolezzi e gossip. Rimangono impresse le parole d’affetto verso Maldini, Costacurta (che gli affittò addirittura casa), Ambrosini e Albertini verso i quali Sheva scrive attestati di stima e affetto davvero sinceri.   

Il giro di giostra ci riporta ad Istanbul (di cui abbiamo fatto cenno) perché dopo il paradossale 4-3 subito dal Liverpool, qualcosa muta nel carattere di Sheva: le insonnie notturne, lo stress, il rapporto con Ancelotti che non è più quello di un tempo insieme al logorio di troppe battaglie, lo spingono  alla corte di Roman Abramovich per approdare in un Chelsea ancora sotto l’egida di Mourinho e famelico di successi internazionali. Andriy si ritrova ancor più ricco in una Premier che però non sentirà mai sua. Due anni dopo tornerà al Milan, ma i ritorni a volte sono minestre riscaldate e gli eroi di quel Milan si chiamano Ronaldinho e Beckham, Sheva è sempre più alle prese con una fastidiosa ernia. Infine il lungo e la maglia bianca della Dinamo indossata nuovamente fino al 2012. Per ritrovare la forma fisica e poter partecipare, da capitano, agli Europei organizzati quell’anno proprio tra Ucraina e Polonia. 

E poi l’addio al pallone ma anche la fine di un bel libro scritto con il cuore e che, tra rimandi al privato e inizi eroici in un calcio che ormai non esiste più, rappresenta una bella testimonianza.

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