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Londra 2012 alle spalle: i piacentini pensano a Rio 2016

Ci siamo appena lasciati alle spalle l’anno più intenso dell’ultimo quadriennio. Scontato dirlo, perché da decenni a questa parte il momento più atteso per ogni sportivo sono le Olimpiadi. Preparazione, attesa, esultanza o delusione: mesi per...

Ci siamo appena lasciati alle spalle l’anno più intenso dell’ultimo quadriennio. Scontato dirlo, perché da decenni a questa parte il momento più atteso per ogni sportivo sono le Olimpiadi. Preparazione, attesa, esultanza o delusione: mesi per farsi trovare pronti all’appuntamento più importante della vita agonistica e poi giocarsi tutto in qualche istante. E’ questo che rende unici i Giochi, insieme alla consapevolezza che salire sul podio ti regala l’immortalità sportiva.

Le Olimpiadi di Londra hanno portato in alto lo sport piacentino. Atleti magari non nati nella nostra provincia ma cresciuti sportivamente da noi (Fontana), quelli che grazie alla nostra città hanno ritrovato la Nazionale (Papi) o ci sono arrivati direttamente dal trampolino londinese (Fei). I puristi obietteranno che nessuno di loro è piacentino “del sasso”. Verissimo, però lo stato di salute di una disciplina non si misura solo dagli atleti che sono nati sul territorio, ma anche da quelli che il territorio è riuscito a “importare”. Se ci sono imprenditori bravi a investire nello sport, merce sempre più rara, è logico che i migliori siano attirati in quella zona, in caso contrario le eccellenze prendono altre strade.

Piacenza esce dai Giochi con tre medaglie di bronzo: Marco Aurelio Fontana ha conquistato tutti con coraggio, tenacia e simpatia ottenendo il terzo posto nella mountain bike. Arrivato al traguardo senza sella ha ribadito il suo valore qualche ora dopo l’impresa, quando rispondendo alle domande di chi gli chiedeva cosa sarebbe successo senza il guasto tecnico lui ha risposto: «Non lo saprà mai nessuno. Con i se e con i ma non si fa lo sport. E’ andata così, prendiamoci questo bronzo e festeggiamo il risultato».

Samuele Papi e Alessandro Fei invece hanno riportato l’Italia sul podio del volley dopo otto anni. Papi è in assoluto il pallavolista più medagliato ai Giochi insieme al russo Tetyukhin (quattro volte fra i primi tre), Fei invece è stato capace di cambiare ruolo, trasferendosi da opposto a centrale, per dare una mano agli azzurri.

La legge dei Giochi vuole che delle Olimpiadi si ricordino solo le medaglie. Giustissimo, però per una volta facciamo uno strappo alla regola e teniamo ben vivi nella mente anche gli altri protagonisti. Giorgia Bronzini, al via con il ruolo di bicampionessa del Mondo, ha chiuso al quinto posto la prova in linea di ciclismo solo perché non tutta la squadra è riuscita a supportarla al meglio. Lei ha ricevuto i complimenti dei tecnici e del presidente della federazione Di Rocco, anche se le parole in queste situazioni fanno piacere ma non permettono di mettersi al collo quel cerchietto tanto ambito.

Eliminazione ai quarti di finale per Lucia Bosetti, giocatrice della Rebecchi Nordmeccanica. Una giornata negativa ha cancellato un’Olimpiade comunque fino a quel momento superiore a quella degli uomini. Ma nella gara più importante l’Italia ha steccato e alle Olimpiadi non si può sbagliare.

A Londra anche Manuela Gentili, atleta che è riuscita solo a respirare l’aria della manifestazione sportiva più importante. Lei, specialista dei 400 ostacoli, ha mancato la qualificazione nella sua disciplina per soli 8 centesimi. “Ripescata” in staffetta come riserva è rimasta a tifare per le sue compagne sulle tribune dello Stadio Olimpico, anche se la sua vittoria era arrivata con la convocazione. Adesso si azzera tutto e si riparte. Prossima fermata Rio 2016: sull’aereo diretto in Brasile hanno già prenotato in tanti, ma i posti sono molto limitati. Vedremo se al check in ci sarà anche qualche piacentino.
Matteo Marchetti

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