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L'insegnamento di Pizzo: «Mai arrendersi, lottate sempre»

«Quando avete una passione non fermatemi mai. Davanti a niente. Ascoltate solo le tre o quattro persone di cui vi fidate e proseguite per la vostra strada». E’ il mantra di Paolo Pizzo, il comandamento da cui è partito per vincere la lotta contro...

Paolo Pizzo firma autografi e si sottopone a una "seduta" di selfie con gli studenti del Mattei
«Quando avete una passione non fermatemi mai. Davanti a niente. Ascoltate solo le tre o quattro persone di cui vi fidate e proseguite per la vostra strada». E’ il mantra di Paolo Pizzo, il comandamento da cui è partito per vincere la lotta contro un tumore al cervello scoperto da ragazzino e che l’ha portato fino al titolo mondiale di spada nel 2011. Non è solo un atleta Pizzo, uno che ha puntato l’obiettivo sulle Olimpiadi di Rio de Janeiro dopo il quinto posto a Londra, ma è anche testimonial della Bcc, la Banca Centropadana Credito Cooperativo (presente con il direttore di filiale Giancarlo Cravedi e con Anna Dadda), grazie alla quale gira l’Italia raccontando la propria storia ai giovani. A Piacenza fa tappa al Mattei di Fiorenzuola, dove in un paio d’ore incanta prima gli studenti delle medie e poi quelli delle superiori. Non è semplice tenere ragazzi con il fiato sospeso, ancora più difficile trasmettere emozioni a studenti di una generazione completamente differente. Pizzo ci riesce, come testimoniano gli occhi lucidi durante il suo racconto e soprattutto l’entusiasmo travolgente alla fine della mattinata, quando ragazzi e ragazze fanno a gara per un autografo e per un selfie con lo schermidore.

CARATTERE - «Mai arrendersi, nella vita bisogna sempre lottare» sono le parole di Pizzo, che in una ventina di minuti riesce a raccontare la propria vita di bambino costretto a diventare adulto da un giorno all’altro trovandosi di fronte un avversario che pareva imbattibile.
«Alla vostra età - spiega ai ragazzi - ero uno che se la “tirava” parecchio. Facevo il portiere nella squadra di calcio, il palleggiatore in quella di volley e iniziavo anche a tirare di scherma, girando l’Italia per le prime gare. Tutto questo mi faceva sentire intoccabile, come è giusto che sia da ragazzini». Poi le prime avvisaglie del male, un forte mal di testa a colazione la mattina del compleanno, le crisi epilettiche nascoste ai genitori e ai compagni di classe e la preghiera alla sorella, l’unica a conoscenza del problema, di non svelare nulla ai genitori. «Per mesi ho sottovalutato i sintomi, non volevo dirlo a nessuno per la mia arroganza. Per aver vissuto queste situazioni direttamente accettate il mio consiglio: parlate con le persone di cui vi fidate quando siete di fronte a una difficoltà».

LOTTA - Paolo deve ringraziare la sorella, che un giorno lo convince a svelare tutto ai genitori. Immediati i controlli, con una diagnosi che sembra non lasciare scampo. «Mio papà mi prese da parte e mi disse: hai un tumore maligno al cervello». Piansi venti minuti e quando ebbi finito di sfogarmi lui mi disse: «Adesso smettila, fai vedere a tutti chi sei». Il secondo ringraziamento di Pizzo va al padre: «Non esistono statistiche, ma se affronti il tumore lottando hai più possibilità di farcela. In ogni circostanza bisogna sempre mostrarsi positivi. E ricordatevi una cosa: adesso i vostri genitori vi sembrano degli alieni, ma se siete in difficoltà saranno sempre disposti ad aiutarvi».
Ospedale, cure, intervento chirurgico: nell’arco di un mese il cancro ha lasciato la testa di Paolo. Ma i momenti duri non sono ancora finiti: «Tornato a casa mi sono buttato a letto, non volevo più andare a scuola, avevo smesso con lo sport, non me la sentivo nemmeno di uscire di casa. Era come se la malattia mi avesse svuotato».

SCINTILLA - Fino a quando, dopo la sorella e il padre, entra prepotentemente nella storia dello spadista anche la madre. «Mi prese di forza, mi buttò giù dal letto e mi portò a vedere una gara di scherma al palazzetto. Fu la scintilla che mi serviva, il giorno successivo tornai fra i banchi e ad allenarmi, anche se una malattia come quella che ho dovuto affrontare ti segna per sempre».
Sono passati venti minuti dall’inizio del racconto, ma sono intensi come settimane. Poi gli studenti iniziano a fare domande, a chiedere del futuro, della religione, delle Olimpiadi. «La base di quello che faccio parte tutta dal rispetto. Per i genitori, per l’allenatore, per chi ha più esperienza di me, per le persone con la pelle diversa. Se ti poni di fronte a tutti con rispetto parti con il piede giusto». Non è semplice per Paolo raccontare la propria storia. Si capisce quando conclude, ha il volto teso e tira anche un sospiro di sollievo. Ma l’obiettivo, si vede dai volti dei ragazzi, è centrato.
Allora sotto con il prossimo traguardo fissato fra pochi mesi, le Olimpiadi di Rio: «Io non gareggio mai per partecipare, voglio sempre vincere». In Brasile, è certo, avrà anche il sostegno di tanti giovani studenti piacentini.

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