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Volley - Benelli: «Un regista deve saper fare tutto»

Puntare allo sviluppo e alla crescita delle giovani pallavoliste piacentine. Per farlo bisogna lavorare su due fronti: le giocatrici e gli allenatori, basandosi principalmente su una solida formazione tecnica. E’ l’obiettivo della Fipav piacentina...

Manu Benelli con le palleggiatrici piacentine
Puntare allo sviluppo e alla crescita delle giovani pallavoliste piacentine. Per farlo bisogna lavorare su due fronti: le giocatrici e gli allenatori, basandosi principalmente su una solida formazione tecnica. E’ l’obiettivo della Fipav piacentina, che nella palestra di viale Dante, attuale centro federale, ha convocato per un pomeriggio le palleggiatrici Under 14 della nostra provincia e i rispettivi allenatori, tutti ad ascoltare Manu Benelli, una delle più grandi azzurre di tutti i tempi ed attuale tecnico federale. "Tecnica, tattica e leadership di un palleggiatore: percorso per un palleggiatore evoluto" il tema dell’incontro che nella prima fase ha visto la Benelli allenare le ragazze e nella seconda confrontarsi con i circa 70 allenatori che hanno riempito l’impianto di viale Dante.

Manu Benelli, quali sono le caratteristiche più importanti per individuare un buon regista?
«Ci sono aspetti fondamentali per riconoscere buoni palleggiatori del futuro, ma credo che il parametro vada almeno in parte allenato a 360 gradi. Oggi purtroppo uno degli errori che facciamo in Italia è quello di prepararli solo tecnicamente, mentre il 50 per cento di un buon regista è capacità di tenere la squadra, lettura della situazione, essere leader nel gruppo. Tutte cose che abbiamo sempre pensato facessero parte del dna e del talento e invece credo si possano anche insegnare».

Nei settori giovanili, a livello di Under 14 e Under 16, è più importante la specializzazione o saper fare tutto e poi concentrarsi su un singolo aspetto più avanti nel tempo?
«Assolutamente saper fare tutto. Io nei miei corsi chiedo sempre: il regista deve dare la palla allo schiacciatore e può non sapere cosa prova il suo compagno in determinate situazioni se non le ha provate direttamente? Qual è la palla più facile da attaccare? E’ come un cuoco che prepara i piatti ma non conosce il sapore. Non solo a questa età, ma sempre, magari quando diventano più grandi solo in allenamento, il palleggiatore deve provare ad attaccare».

Da ravennate hai una visione complessiva di tutto il volley regionale: come è messa l’Emilia Romagna ie nello specifico come sta Piacenza?
«Negli ultimi anni ho girato parecchio in Lombardia, la realtà con i migliori risultati a livello giovanile. Loro hanno puntato molto sulla tecnica, quasi a livello maniacale. Credo che noi in Emilia Romagna abbiamo un po’ perso di vista la tecnica ma abbiamo una dote importante e che è forse la base di questo sport: la furbizia, il saper giocare. La squadra ideale ci sarà quando riusciremo a mettere insieme le due cose. Non conosco bene la realtà della vostra provincia, anche se specialmente a livello femminile vedo che i risultati stanno arrivando».

Siamo nella palestra sede del Club Piacenza, nato seguendo le orme del Club Italia. Quanto è importante lavorare con gruppi di giocatori dal livello tecnico simile per consentire alle più giovani di crescere.
«Per un allenatore è la cosa più importante. Trovarsi in palestra con ragazze che hanno differenze enormi è davvero molto complicato e nella mia scuola di palleggiatori mi capita. Avere un livello omogeneo è fondamentale per la programmazione delle sedute in palestra ma anche per i ragazzi».

Chiudiamo parlando di Nazionale: in questo momento abbiamo Giannelli, palleggiatore nel maschile, di 19 anni e la Orro, nel femminile, di 16. In tema di registi possiamo dormire sonni tranquilli per le prossime stagioni?
«Fra gli uomini sicuramente sì, fra le donne mi sembra ci sia un buco generazionale. Non credo che l’età sia così determinante, anche se penso sia giusto puntare sui talenti come fa ad esempio Cuba».

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